Coquery-Vidrovitch racconta la nuova realtà dell’Africa

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Catherine Coquery-Vidrovitch

Una delle più eminenti studiose del mondo africano, Catherine Coquery-Vidrovitch, professore emerito all’Università Paris-VII, ha da poco pubblicato il libro “Breve storia dell’Africa”, edito dal Mulino (pp. 170, euro 14,00). Una lettura molto interessante per riflettere sulle dinamiche attuali e le prospettive future del continente. Nella sua accurata sintesi, la studiosa francese ripercorre le tappe salienti dell’Africa a partire dalla comparsa degli antenati dell’uomo nella regione, fino ad arrivare alla colonizzazione e all’indipendenza degli Stati africani.

Nelle pagine del testo, più volte, l’autrice rifiuta i luoghi comuni che rimandano l’immagine superata di un continente marginale, condannato all’arretratezza e all’isolamento. La nota africanista si sofferma sulle enormi potenzialità di un continente ricco di pre­ziose riserve energetiche e di risorse minerarie, le cui prospettive di sviluppo stanno attraversando un cambiamento storico con un decennio di crescita economica reale superiore alla media, basato su vari fattori di incremento che spaziano dalle enormi risorse naturali del continente alla telefonia mobile e perfino all’agricoltura.

Per di più, l’Afri­ca, in particolare quella subsaha­riana, nel mezzo della crisi finanziaria globale rappresenta l’unica individualità che continua a far registrare un’importante crescita del Pil. Negli ultimi dieci anni l’Africa ha registrato il record di sei dei paesi a sviluppo più rapido ed è cresciuta più velocemente dell’Est Asiatico, incluso il Giappone.

Catherine Coquery-Vidrovitch non dimentica di sottolineare come questa crescita sia stata favorita anche dal fenomeno dell’esplosione del­le nuove tecnologie della comu­nicazione, in un continente in cui ormai tutti possiedono un cellulare e i cybercafé e gli internet point sono estremamente diffusi. Tecnologie che generano informazione diretta, stimolano le micro-imprese e creano nuovi posti di lavoro, oltre ad aprire nuovi orizzonti alla popolazione africana.

Per queste ragioni, l’autorevole Economist, che ha sempre guardato a questo continente con un certo scetticismo, alla fine del 2011 ha rotto gli indugi, titolando “After decades of slow growth, Africa has a real chance to follow in the footsteps of Asia”.Anche se la lettura di questi dati richiede una certa cautela determinata dal fatto che il punto di partenza di questa regione, a livello di sviluppo economico e industriale, era molto basso.

Non possiamo neanche dimenticare che in determinati Stati permane il controllo di élite corrotte e inadeguate, che con il loro operato im­pediscono che i benefici della cre­scita ricadano sulla maggioranza della popolazione. Nondimeno, la rapida crescita economica non è ancora riuscita a togliere all’Africa il triste primato delle più basse speranze di vita e il più alto tasso di povertà. Ma resta il fatto che il processo di cambiamento è avviato e molte di queste tendenze si stanno invertendo mentre assistiamo all’a­scesa di una nuova, considerevole clas­se media che trae origine dall’aumento dei redditi di un ampio segmento di consumatori africani.

Leggendo “Breve storia dell’Africa” si riesce chiaramente ad intuire come l’immagine comune di un’ Africa emergente, che cresce ad una media annua superiore al cinque per cento, capace di svilupparsi e di accrescere le risorse senza aiuti esterni, costituisca una realtà ancora poco conosciuta e accettata. Ma per poter cancellare la rappresentazione di un continente povero e in conflitto, l’Africa deve fare la sua parte rafforzando la leadership, costruendo industrie anziché esportare materie prime, controllando la fuga di cervelli, garantendo la sostenibilità ambientale e soprattutto combattendo la corruzione.

Tuttavia, la maggior parte degli studiosi delle dinamiche a sud del Sahara sono orientati a pensare che i vecchi stereotipi si infrangeranno, nonostante i media occidentali siano ancora lontani dal segnalare la nuova realtà africana. Per questo sarebbe necessario cambiare il paradigma nei mezzi di informazione, perché i progressi in Africa non vengono riportati.

Al contrario, spesso questi media contribuiscono a rimarcare un certo “afro-pessimismo”, mentre dovrebbero invertire la tendenza orientando l’informazione verso un nuovo “afro-ottimismo” non inteso come mera propaganda, ma come possibilità reale di capire l’Africa.

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