Mali, la nuova guerra della Françafrique

1349834059_308141069Da ieri un nuovo conflitto sta insaguinando l’Africa. Come era prevedibile, per ristabilire l’autorità di Bamako nei territori del nord occupati dai ribelli si è fatto ricorso all’uso della forza. Dopo che venerdì scorso, il presidente maliano Dioncounda Traoré aveva dichiarato lo stato di emergenza su tutto il territorio nazionale per arrestare l’annunciata avanzata dei miliziani islamisti salafiti verso sud, è scattata la controffensiva lanciata dall’esercito e sostenuta da truppe francesi, nigeriane e senegalesi.

La convulsa giornata di ieri è stata segnata da aspri combattimenti per riprendere la città di Konna, caduta in mano agli islamisti. Durante gli scontri hanno perso la vita  più di cento persone, tra cui 11 soldati maliani e un tenente francese che pilotava uno degli elicotteri spediti dall’Eliseo a bombardare i gruppi ribelli. Nel contempo Human Rights Watch ha denunciato vittime anche fra i civili, compresi tre bambini affogati mentre attraversavano il fiume Niger.

Subito dopo l’inizio delle operazioni militari in Mali, Bruxelles ha ribadito il proprio impegno a velocizzare i preparativi per il dispiegamento di una missione militare dell’Unione europea di sostegno e addestramento delle truppe di Bamako, che diventi operativa tra fine febbraio e inizio marzo, composta dai 400 ai 500 uomini.

Il rappresentante della diplomazia europea Catherine Ashton ha implicitamente dato il suo assenso all’iniziativa di Parigi giudicando “necessaria” un’accelerazione dell’impegno internazionale per restaurare l’integrità nazionale del Mali. Mentre José Manuel Barroso, presidente della Commissione europea, ha dato il proprio sostegno “alla coraggiosa azione delle truppe francesi” e ha rivolto le sue condoglianze alla Francia “per le perdite in Mali e per l’uccisione in Somalia dell’agente segreto francese Denis Allex, ostaggio degli integralisti di Al Shabaab dal luglio 2009”.

Sale però la preoccupazione per una possibile escalation della violenza come conseguenza dell’intervento militare francese. Come dimostra la minaccia rivolta dal portavoce di Ansar Dine, Sanda Ould Boumama, a tutti i francesi nel mondo islamico: “Ci saranno conseguenze non solo per gli ostaggi francesi, ma anche per tutti i cittadini francesi, ovunque essi siano, nel mondo musulmano. Continueremo a resistere e a difenderci. Siamo pronti a morire combattendo’’.

Come si è arrivati all’intervento della Francia?

Negli ultimi dodici mesi il gruppo di matrice islamica Ansar Dine (il cui nome significa “difensori della fede”), insieme ai ribelli tuareg del Movimento nazionale per la liberazione dell’Azawad (Mnla) ed il Movimento per l’Unicità e la Jihad nell’Africa occidentale (Mujao) hanno guidato la rivolta contro il governo maliano compiendo numerosi attacchi in diverse città del nord del Mali, senza che l’esercito di Bamako fosse in grado di contrastarne l’avanzata.

Alla fine di marzo, complice il caos politico venutosi a creare a seguito del colpo di stato militare che ha deposto il presidente Amadou Toumani Touré, le milizie di questa coalizione hanno sferrato gli attacchi decisivi e costretto le truppe governative a ritirarsi dalle regioni di Timbuctù, Gao e Kidal. L’Mnla, il 6 aprile, ha addirittura proclamato unilateralmente l’indipendenza dell’Azawad dal Mali.

Non appena assicurata la vittoria militare, però, la stabilità dell’alleanza è comincia a vacillare. Nonostante le dichiarazioni trionfanti dei portavoce dell’Mnla, il controllo delle aree conquistate è passato ben presto alle milizie di Ansar Dine, agli ordini di Iyad Ag Ghali, già console maliano in Arabia Saudita. Grazie ai collegamenti con Al Qaeda nel Maghreb Islamico (Aqmi) e alle dotazioni di armi e mezzi finanziari, l’organizzazione si è insediata stabilmente nei territori settentrionali imponendo la sharia ed eseguendo condanne a morte ed amputazioni nelle zone sotto il suo diretto controllo.

A questo punto la frattura tra i tuareg dell’Mnla e i movimenti jihadisti diviene insanabile anche a livello religioso. A Timbuctù vengono dissacrate importanti moschee e mausolei dove si pratica il culto dei santi della dottrina sufi, ritenuta “empia” dagli integralisti, fino a sconfiggere, grazie all’aiuto di Aqim, i separatisti tuareg ad Ansogo, a pochi chilometri da Gao, costringendoli ad abbandonare definitivamente il territorio dell’Azawad.

Su invito del Consiglio per la Sicurezza e la Pace, riunito a luglio dall’Unione Africana ad Addis Abeba, si cerca di ottenere l’invio di una Forza militare internazionale per fronteggiare i qaedisti ed evitare il loro radicamento nel nord. La situazione del Mali e dei paesi vicini spinge lo stesso presidente Traoré a chiedere l’intervento dell’Onu.

Il Consiglio di Sicurezza esaudisce la richiesta di Traoré e, sotto la pressione di Parigi, approva la risoluzione 2071 del 12 ottobre 2012 e la 2085 del 20 dicembre 2012, con le quali autorizza lo schieramento di una forza internazionale di 3.300 uomini, che legittima anche l’azione militare intrapresa dalla Francia.

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