Africa, il nuovo mercato per investire in obbligazioni

La costante ricerca di buoni rendimenti da parte degli investitori internazionali, operata in un contesto di tassi di interesse insostenibilmente bassi, sta facilitando l’accesso ai mercati finanziari dei titoli di stato ai paesi dell’Africa sub-sahariana, ai quali, fino ad ora, era stato pressoché precluso.

Un nuovo corso non più basato su aiuti internazionali e debiti passivi, ma su prestiti obbligazionari, che i governi africani, allo stesso modo di quelli occidentali, rimborsano ai mercati con programmi di restituzione pluriennali in cambio di interessi. Una massa di liquidità che potrebbe tornare utile per finanziare progetti infrastrutturali in molti paesi in via di sviluppo.

Un recente esempio della crescente intraprendenza dei paesi africani verso i mercati obbligazionari internazionali è la Nigeria, che, agli inizi del mese di luglio, è riuscita a collocare due emissioni per un ammontare nominale complessivo di un miliardo di dollari statunitensi, sfruttando nel migliore dei modi un momento di quiete dei mercati dopo un periodo di turbolenza.

L’offerta è stata suddivisa in due tranche, entrambe da cinquecento milioni di dollari. La prima con una scadenza di dieci anni e un rendimento annuo di 6,625 punti percentuali, mentre la seconda prevede una maturazione fra cinque anni e un ritorno economico inferiore, vale a dire il 5,375%. I titoli sovrani hanno ricevuto richieste quattro volte superiori all’offerta: il bond quinquennale ha riscosso ordini per 1,77 miliardi di dollari e il decennale per 2,26.

Sembra ormai evidente, che alcuni Stati del continente africano possono vantare credenziali migliori rispetto ad alcuni paesi europei e americani e offrire, a parità di rischio, rendimenti superiori.

Paesi come Zambia, Gabon, Ghana, Senegal, Angola, Tanzania e Namibia hanno già mosso i primi passi sul mercato dei titoli di stato emettendo bond, che consentiranno la costruzione di infrastrutture e la realizzazione di progetti che prevedono la partecipazione di compagnie straniere.

C’è comunque da tenere in considerazione, che per tutti questi paesi la moneta di riferimento resta il dollaro, per il quale c’è più liquidità in circolazione e, fatta eccezione per qualche emissione corporate sudafricana in euro, il debito africano è praticamente tutto in valuta statunitense.

Se l’interesse per gli investimenti in Africa è dunque aumentato, l’ammontare delle emissioni di titoli di stato non ha visto però un pari incremento: alla fine del 2012 gli emittenti africani, ad esclusione del Sudafrica, avevano effettuato venti collocamenti per un totale di sette miliardi di dollari.

Una cifra superiore alle emissioni complessive degli ultimi cinque anni, ma non ancora in linea con le richieste dei mercati, ormai pronti a sostenere le obbligazioni sovrane di paesi che cominciano ad avere requisiti di bilancio in regola e fondamentali più solidi.

In questo contesto la Repubblica del Ruanda ha emesso alla pari il suo primo bond decennale, un titolo di stato da 400 milioni di dollari con una cedola fissa del 6,625%, pagabile semestralmente il 2 maggio e il 2 novembre di ogni anno fino al 2023.

Il rating assegnatole dall’agenzia Standard & Poor’s è piuttosto basso: B con outlook stabile, ciononostante l’obbligazione è stata interamente sottoscritta dagli investitori istituzionali e dai fondi internazionali, registrando prenotazioni per 3,5 miliardi di dollari.

Un exploit di richieste che evidenzia l’affannosa ricerca di emissioni governative di nicchia che potrebbero dare ritorni interessanti in futuro.

Del resto, l’Africa è oggi la seconda area a maggior tasso di crescita economica a livello mondiale, dopo quella asiatica, con una decina di paesi tra le prime venti economie per tasso di crescita del Pil.

Secondo le previsioni espresse dal Fondo monetario internazionale nel suo ultimo World Economic Outlook, nel 2013 il Pil dell’Africa sub-sahariana crescerà del 5,1% annuo e nel 2014 arriverà a sfiorare il 6%. Una stima che trova d’accordo pure gli economisti di Capital Economics, che nel loro ultimo rapporto sui mercati emergenti  assicurano che l’area continuerà ad essere una delle più produttive del mondo nei prossimi anni.

Dello stesso avviso anche Mark Otty, direttore per l’Europa, Medio Oriente, Africa, India del network mondiale di servizi professionali di revisione Ernst & Young, secondo cui la crescita esponenziale del commercio e degli investimenti ha creato le basi per un costante sviluppo economico di molti paesi africani.

Ci sono dunque molteplici fattori che spiegano l’interesse degli investitori verso i paesi africani. In generale, si tratta di realtà con un ridotto carico di debito pubblico, che necessitano di infrastrutture, per la realizzazione delle quali sono necessari ingenti finanziamenti pubblici. Lo dimostrano le ultime stime della Banca Mondiale, secondo le quali la regione dovrà spendere 93 miliardi di dollari nei prossimi dieci anni per incentivare la crescita economica e la produttività imprenditoriale.

I paesi sub-sahariani non sono, però, gli unici che hanno approfittato dell’opportunità offerta dai tassi del mercato prossimi allo zero per emettere per la prima volta obbligazioni sovrane. Hanno fatto il loro ingresso nei listini obbligazionari anche alcuni paesi latinoamericani, come Bolivia, Paraguay e Honduras.

Tuttavia, questo scenario potrebbe cambiare una volta che la Federal Reserve comincerà a ridurre i suoi acquisti di titoli statunitensi. Il rendimento di questi ultimi verrà incrementato riducendo, di conseguenza, gli investimenti in altri titoli a rischio più elevato.

In ultimo, bisogna prestare attenzione anche al cambiamento del modello di crescita in atto in Cina, che potrebbe limitare le iniziative di investimento del gigante asiatico nella regione sub-sahariana e far diminuire la domanda di metalli preziosi ed altre materie prime.

In conclusione, l’investimento sui titoli di stato africani, oltre a garantire profitti elevati, è un segnale di fiducia verso un’Africa più dinamica che vuole crescere sia a livello di produttività che di innovazione.

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