Chi è Samantha Lewthawaite, la terrorista super ricercata dall’Interpol?

Il falso passaporto sudafricano intestato a Natalie Faye Webb, grazie al quale lo scorso anno Samantha Lewthwaite ha evitato la cattura da parte della polizia antiterrorismo di Nairobi

Mentre era ancora in corso l’attacco al centro commerciale Westgate da parte dei miliziani di al Shabaab, sono state operate varie congetture sulla possibile presenza di una giovane inglese tra i membri del commando che ha condotto l’operazione.

Dopo la diffusione di questa notizia, è stata ventilata l’ipotesi che la giovane in questione fosse Samantha Lewthwaite, meglio conosciuta come la “vedova bianca”, moglie di uno dei responsabili degli attacchi suicidi del 7 luglio 2005 a Londra.

Tale possibilità, alla quale la stampa britannica sta dando spazio da inizio settimana, ha iniziato realmente a prendere corpo martedì, dopo che il ministro degli Esteri del Kenya, Amina Mohamed, in un’intervista alla rete televisiva americana Pbs, aveva dichiarato che nel commando armato vi erano due o tre americani e una cittadina britannica.

Per di più, nel corso dell’intervista Mohamed aveva aggiunto, senza però fare direttamente il nome della Lewthwaite, che la terrorista coinvolta non era nuova a questo tipo di azioni.

La donna, che ora ha 29 anni, era la moglie di Jermaine Maurice Lindsay, uno degli shahid che il 7 luglio di otto anni fa seminarono  terrore e morte a Londra. Nato in Giamaica nel 1985, Lindsey fece deflagrare uno zaino imbottito di esplosivo all’interno di un vagone di un treno della Piccadilly line, tra le stazioni di King’s Cross e Russell Square, provocando la morte di 27 passeggeri. In totale, quella mattina nella capitale del Regno Unito, quattro cariche di tritolo uccisero 52 persone e i quattro attentatori suicidi.

Lewthwaite è da tempo sulla lista dei ricercati più pericolosi dalle autorità keniane per la partecipazione ad un attentato compiuto, il 25 giugno 2012, al Jerico Beer Garden, uno dei locali più frequentati di Mombasa, città costiera e fulcro del turismo in Kenya. Il lancio di una granata all’interno del bar, situato nel popolatissimo distretto di Mishomoroni, provocò tre morti e 25 feriti fra i clienti che stavano guardando una partita dei campionati europei di calcio.

Figlia di un militare e madre di tre figli, Samantha si era conosciuta con Lindsay quando aveva 17 anni ed era una normale ragazza di Aylesbury, una piccola cittadina della contea del Buckinghamshire, nel sud-est dell’Inghilterra.

La terrorista si era convertita all’Islam da adolescente e aveva condannato gli attentati del 7 luglio, dichiarando di non essere a conoscenza delle attività del marito. Ma la versione della donna non aveva mai convinto le autorità britanniche.

Poi, dopo aver abbracciato l’integralismo, all’inizio del 2008 si è trasferita in Kenya con i suoi tre figli. Tre anni più tardi è stata accusata di terrorismo da parte delle autorità di Nairobi, che presumono che nel 2011 si sia spostata in Africa orientale, dove sarebbe stata reclutata dai miliziani di al Shabaab.

Secondo il Daily Telegraph, Samantha si sarebbe sposata in seconde nozze con un altro terrorista: il ventottenne Habib Saleh Ghani, nato a Hounslow, sobborgo multi-etnico ad ovest di Londra, da padre pakistano e madre keniana.

Ghani, anche conosciuto come Osama al Britani, era ricercato dalle autorità britanniche quale sospetto terrorista e descritto nei rapporti di intelligence come “molto pericoloso”. L’uomo, che avrebbe iniziato la vedova bianca alla jihad e favorito la sua latitanza in Africa orientale, è morto lo scorso 12 settembre, in un regolamento di conti all’interno di al Shabbab.

In una sorta di memoriale pubblicato online su Twitter, Samantha avrebbe espresso la volontà di diventare un’attentatrice suicida come il primo defunto marito ed avrebbe visto con compiacimento il desiderio di seguire un analogo destino espresso dai suoi due figli più grandi (un maschio di nove anni e una femmina di sei).

Il Foreign Office non ha commentato la possibilità che la Lewthwaite abbia preso parte all’attacco al centro commerciale di Nairobi e con uguale prudenza ha reagito il Segretario di Stato per gli Affari interni, Theresa Mary May. “Sono consapevole che ci siano state segnalazioni circa la presenza di una donna inglese coinvolta nell’attentato, ma fino a quando le indagini non saranno completate non sarà possibile fornire ulteriori dettagli per confermare o negare la presenza di Samantha Lewthwaite”.

La possibile presenza della ricercata sarebbe stata alimentata dalla testimonianza resa al Daily Telegraph da una commessa del Nakumatt Westgate. La dipendente, di nome Caroline, ha raccontato al tabloid inglese che sabato scorso è riuscita a salvarsi sfuggendo ai colpi di una terrorista dalla pelle bianca che le avrebbe sparato dopo l’irruzione dei terroristi islamici nel mall della capitale keniana.

Tuttavia, al momento non sussistono prove che confortino la presenza di Samantha Lewthwaite fra i terroristi che per quattro interminabili giorni hanno tenuto d’assedio il centro commerciale di Nairobi.

Categorie: Somalia, Terrorismo | Tag: , , , , | Lascia un commento

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