Il Gambia lascia il Commonwealth “colonialista”

Il presidente del Gambia Yahya Jammeh

Il Gambia è una piccola nazione che si sviluppa tutta all’interno del Senegal, governata da diciannove anni dal partito del presidente Yahya Jammeh, arrivato al potere con un golpe, e caratterizzata da una realtà politica-sociale in cui i diritti umani sono costantemente violati.

Un potere monolitico che nell’agosto 2012, dopo 27 anni che non veniva più eseguita una condanna a morte, ha deciso di giustiziare nove prigionieri politici e che applica una delle legislazioni più repressive della libertà d’espressione di tutto il continente.

Una normativa liberticida che lo scorso 3 luglio è stata ulteriormente inasprita con l’approvazione di una legge, che prevede fino a quindici anni di carcere e pesanti multe (64mila euro) per l’utilizzo “improprio” di internet.

In questo contesto, il governo ha annunciato con un comunicato alla televisione di Stato la sua uscita dal Commonwealth, limitandosi a spiegare che il paese africano “non sarà più uno dei membri di un’istituzione che rappresenta la continuazione del colonialismo”.

Stando all’opinione di alcuni attivisti dei diritti umani, l’abbandono del Gambia sarebbe dovuto ad alcune “incomprensioni” con l’organizzazione intergovernativa di cui fanno parte la Gran Bretagna e quasi tutti i suoi ex dominion, colonie e protettorati.

L’anno scorso, infatti, l’esecutivo di Banjul aveva respinto una proposta del Commonwealth per creare nel paese una commissione per la salvaguardia dei diritti umani, della libertà di informazione e per la lotta alla corruzione. Inoltre, due anni fa, il presidente Jammeh aveva accusato il governo britannico di “sostenere politicamente l’opposizione del Gambia”, in vista delle elezioni.

All’inizio di quest’anno il Foreign and Commonwealth Office aveva denunciato la limitazione continua della libertà in Gambia, parlando di casi di detenzioni illegali, di chiusura di organi d’informazione e di discriminazione contro le minoranze.

Il governo di Londra, dopo la decisione del paese africano di ritirarsi dall’organizzazione, ha fatto sapere di esserne “molto rammaricato”.

Il Commonwealth è stato fondato nel 1931 ma ha acquisito la sua fisionomia attuale nel 1949, quando le colonie britanniche cominciarono a conquistare l’indipendenza. L’ultimo paese ad aderirvi è stato il Ruanda nel 2009, mentre  lo Zimbabwe dal 2003 ha deciso di non farne più parte perché al suo interno vi sarebbe una parte di membri dominanti, il cosiddetto “Commonwealth dei bianchi”.

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