Kenia: al-Shabaab giustizia 28 civili “non somali”

I parenti di alcuni dei viaggiatori rimasti coinvolti nell’attacco all’autobus sperano di ricevere notizie davanti agli uffici della Makka Travels a Mandera

I miliziani somali di al-Shabaab questa mattina sono tornati nuovamente a colpire in Kenia, dove un efferato attacco contro un autobus è costato la vita a 28 persone giustiziate a sangue freddo dagli islamisti. Il mezzo diretto a Nairobi, stava viaggiando in un’area al confine con la Somalia verso la città di Mandera, nel nord-est del Paese, quando alle 05,30 è stato bloccato da oltre un centinaio di uomini armati.

Secondo testimoni locali ripresi dalla stampa keniana, i passeggeri sarebbero stati fatti scendere e divisi in due gruppi, somali e non somali. I terroristi hanno quindi costretto i non somali a leggere versetti del Corano e quelli che non erano in grado di farlo sono stati separati dagli altri e giustiziati sommariamente.

Gli integralisti somali hanno rivendicato l’esecuzione dei 28 passeggeri dell’autobus con un comunicato del portavoce Cheikh Ali Mohamud Rage, in cui è riportato di aver agito per “rappresaglia” ai raid condotti nei giorni scorsi dalla polizia kenyana in alcune moschee di Mombasa.

Il Kenya è stato dichiarato da al-Shabaab zona di guerra da quando il paese africano ha inviato soldati in Somalia nell’ottobre del 2011, per sostenere il debole governo locale, appoggiato dalle Nazioni Unite, contro gli insorti jihadisti.

Da allora il movimento jihadista somalo ha portato a termine almeno 135 attentati in territorio keniano, incluso quello del settembre 2013 al centro commerciale Nakumatt Westgate di Nairobi, dove sono rimaste uccise 72 persone, tra le quali anche numerosi turisti di diverse nazionalità.

Il gruppo terroristico, legato ad al Qaeda, ha rivendicato anche la responsabilità di altri attacchi avvenuti l’estate nella zona costiera del Kenia. In due di essi, che hanno avuto luogo nella cittadina di Mpeketoni, nell’entroterra dell’arcipelago di Lamu, hanno perso la vita più di cento persone.

Dal febbraio 2008, al-Shabbab è stato incluso nella lista delle organizzazioni terroristiche del Dipartimento di Stato Usa, che nel suo ultimo dossier annuale sul terrorismo lo ha descritto come uno fra i più temibili dei gruppi radicali islamici operativi nell’Africa sub-sahariana.

Il movimento somalo ha subito un duro colpo con la morte del suo leader Ahmed Abdi Godane, il cui nome di battaglia era Sheik Mukhtar Abu Zubeir, considerato la mente dell’attentato allo shopping center di Nairobi, ucciso lo scorso settembre da un attacco aereo degli Stati Uniti. Godane è stato sostituito da Amnyat Mahad Omar Alì, 40 anni, noto come Abu Ahmed Omar Ubeidi.

All’inizio di ottobre, i soldati del governo somalo appoggiati dall’Amisom, la missione dell’Unione africana in Somalia, formata da 22mila effettivi provenienti da sei nazioni, hanno conquistato Barawe (200 chilometri a sudovest di Mogadiscio), l’ultimo grande porto controllato dai fondamentalisti islamici, tornato dopo 23 anni sotto il controllo del governo somalo.

Categorie: Terrorismo | Tag: , , , , , , , | 1 commento

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