Boko Haram rade al suolo Baqa, forse 2.000 vittime

45816504-f8c5-4036-8190-427019670fe4.t.W280.H190.M4I miliziani di Boko Haram, che lo scorso luglio hanno giurato fedeltà al califfo Abu Bakr al Baghdadi, hanno compiuto un massacro senza precedenti nella città di Baqa e in diversi villaggi sulle rive del Lago Ciad, nella Nigeria nord-orientale.

Alcuni testimoni hanno riferito ai media locali, che in questa nuova offensiva, lanciata lo scorso fine settimana, i fondamentalisti nigeriani avrebbero lasciato sul terreno circa duemila morti; mentre Baga, dove vivevano 10mila persone, è stata completamente distrutta e le sue abitazioni date alle fiamme. Tra i villaggi periferici devastati dalla furia degli islamisti figurano quelli di Dorn-Baga, Mile 4, Mile 3, Kauyen Kuros e Bunduram.

Negli attacchi commessi tra mercoledì e giovedì, secondo i media ufficiali nigeriani sarebbero morte un centinaio di persone, ma come spiega padre Patrick Tor Alumuku, direttore delle Comunicazioni Sociali dell’Arcidiocesi di Abuja, “occorre notare che in genere i media nazionali tendono a ridimensionare il numero delle vittime per non infiammare ulteriormente gli animi”.

C’è poi da tener presente, che proprio questa settimana si è aperta la campagna elettorale per le presidenziali di febbraio e perciò il governo ha tutto l’interesse a non diffondere cifre allarmanti riguardo al numero delle vittime causate dagli estremisti, mentre tenta di focalizzare l’attenzione sul “successo economico” della Nigeria.

La cifra avanzata da alcuni media di duemila morti quindi non è al momento confermata, ma se lo fosse, si tratterebbe della strage più clamorosa operata dal gruppo, che dal 2009 è protagonista di una vera e propria guerra con il governo centrale di Abuja, che ha costretto oltre un milione di persone alla fuga.

Oltre all’orrore suscitato da quest’ultima carneficina, c’è un altro aspetto inquietante costituito dal fatto che la crisi nel nord-est della Nigeria si sta sempre più estendendo agli Stati vicini. Tenendo conto anche del fatto che Baga, prima della conquista da parte di Boko Haram, ospitava una base militare dove era stanziata una task force multinazionale incaricata di garantire la sicurezza dell’area composta da truppe di Nigeria, Ciad, Niger e Camerun. Una postazione altamente strategica, che adesso offre agli islamisti la possibilità di lanciare eventuali attacchi non solo contro Maiduguri (la capitale dello Stato nigeriano di Borno) ma anche contro Niger, Ciad e Camerun.

Iniziano così a diventare sempre più reali, le previsioni di alcuni analisti sulla possibilità che nel breve termine la minaccia terroristica di Boko Haram avrebbe potuto assumere una valenza internazionale.

Una deriva confermata anche dal fatto che nelle ultime settimane, i miliziani islamisti hanno ripetutamente sconfinato dalla Nigeria attaccando obiettivi civili e militari in Camerun, con il preciso intento di crearvi una testa di ponte per le loro operazioni. E il presidente camerunese Paul Biya, in occasione di una di queste incursioni, ha deciso l’intervento dell’aeronautica contro le formazioni jihadiste.

Anche per questo, Biya è stato oggetto delle minacce rivolte in un video attribuito al leader di Boko Haram, Aboubakar Shekau, che nel filmato, trasmesso servendosi di Youtube, minaccia di far crescere la violenza in Camerun se il governo non abolirà la Costituzione e abbraccerà l’islam. Il capo della setta islamica si rivolge poi direttamente al presidente camerunese, affermando che se non metterà fine al suo piano malefico, andrà dritto verso la stessa sorte della Nigeria.

Poche ore prima della caduta di Baga, il presidente del Camerun, aveva rivolto un appello alla comunità internazionale per fermare gli estremisti islamici, dopo che il gruppo jihadista ha minacciato un’escalation di attacchi nel suo Paese e ancora non è stata costituita la forza multinazionale per contrastare la minaccia di Boko Haram, annunciata lo scorso maggio nel corso del summit straordinario di Parigi.

Un appello che alla luce dell’ennesimo sterminio compiuto dai fondamentalisti nigeriani assume una valenza ancora più forte, visto che appare sempre più evidente che l’esercito nigeriano non può sconfiggere un’insurrezione che ha il suo terreno all’interno della giungla e radici nel malessere socio-economico degli stati del Nord.

Scritto per Eastonline

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