L’economia del Ghana in bilico tra declino e ripresa

Nel suo ultimo report sui paesi sub-sahariani, la Banca Mondiale ha rilevato che le prospettive economiche del Ghana rimangono abbastanza promettenti nel medio termine, stimando che la crescita del Pil del paese africano dal 4,7% del 2014 rimarrà più o meno costante nell’anno in corso per poi aumentare nel biennio 2016-2017, quando dovrebbe arrivare al 5,5 e al 6%.

Il Ghana è ricco di risorse minerarie come oro e diamanti, oltre ad essere, insieme alla Costa d’Avorio, tra i due più grandi produttori mondiali di cacao. Ma l’istituto di Washington individua il settore energetico come prioritario per l’economia ghanese e funzionale per generare sviluppo di lungo periodo.

In effetti, l’ex Costa d’Oro dalla fine del 2010 è diventata un produttore di petrolio, grazie alla scoperta, nel giugno 2007 del giacimento offshore Jubilee, situato ad una profondità di 1000-1500 metri al largo della costa del Ghana con riserve complessive petrolifere stimate sino a 1,8 miliardi di barili.

L’export di greggio ha fornito subito risultati incoraggianti che hanno inciso in maniera importante sull’eccezionale crescita del Pil del 15% registrata da Accra nel 2011, ma soprattutto ha favorito l’aumento degli investimenti esteri diretti nel paese.

Anche se adesso, in confronto all’exploit del 2011, l’incremento del Pil si è nettamente ridimensionato, il trend rimane positivo almeno fino al 2017, grazie ai grandi investimenti per il potenziamento infrastrutturale nel settore minerario e dei trasporti, che insieme all’agricoltura stanno contribuendo in misura rilevante a trainare l’economia ghanese.

Per quanto riguarda il petrolio, dai pozzi di Jubilee, dagli iniziali 60mila la produzione odierna è arrivata in media a 100mila barili al giorno, con l’obiettivo di incrementarli nel breve termine fino a raggiungere il picco stimato di 120mila.

All’aumento della produzione contribuirà anche il giacimento offshore nel bacino di Tweneboa, scoperto nel 2010 dalla compagnia britannica Tullow Oil, con un potenziale in posto stimato in circa 1,4 miliardi di barili.

Pur tenendo conto del fatto che i livelli delle riserve del Ghana sono ancora molto inferiori a quelle di altri paesi africani come Nigeria, Libia e Angola, quest’insieme di dati contribuisce ad alimentare l’ottimismo circa la redditività degli investimenti petroliferi nel medio e lungo periodo.

C’è inoltre da considerare che, a differenza dei tre Stati sopra citati, i giacimenti ghanesi hanno il vantaggio di poter essere sfruttati in condizioni politiche e socio-economiche stabili e con un regime fiscale favorevole.

La conferma delle potenzialità di Accra nel settore energetico arriva dall’accordo sottoscritto martedì scorso da Eni, Vitol e Ghana National Petroleum Corporation (Gnpc) con il presidente del Ghana John Dramani Mahama e il ministro del Petrolio Emmanuel Armah-Kofi Buah.

L’intesa prevede lo sviluppo nel paese africano del progetto OCTP, un piano integrato di sviluppo offshore in acque profonde situato a circa 60 chilometri dalla costa della regione occidentale del Ghana, che comprende petrolio e gas non associato per circa 41 miliardi di metri cubi di gas e 500 milioni di barili di petrolio in loco.

I campi gas di Octp potranno rifornire con continuità il sistema di generazione termoelettrica del Ghana dal 2018 al 2036, ovviando alle frequenti interruzioni nelle forniture del gasdotto di importazione dalla Nigeria (Wagp – West Africa Gas Pipeline), che finora hanno impedito un utilizzo ottimale del parco termoelettrico.

La fornitura sarà garantita grazie ai contratti di lungo termine con il Governo del Ghana. Inoltre, attraverso la partecipazione di Gnpc al progetto, dal 2017 il Ghana beneficerà di un incremento della produzione di petrolio e di maggiori entrate per il governo determinate dall’aumento di royalty, tasse e dividendi con relativo incremento dell’occupazione e sviluppo del contesto locale.

E’ anche importante evidenziare che il progetto avrà un impatto ambientale minimo garantito dal processo di trattamento “zero flaring”, volto a ridurre le emissioni prodotte dalla combustione degli idrocarburi in eccesso e produrre energia in modo più efficiente.

Il principale partner del progetto è la nostra Eni, presente in Ghana dal 2009, che attraverso la sua controllata Eni Ghana, è operatore di Octp con una quota del 47,22%, mentre Vitol e Gnpc sono coinvolti rispettivamente con il 37,77% e con il 15%.

Purtroppo, lo scarso Pil pro capite ghanese basato sul potere d’acquisto, pari a 3.992 dollari, e un reddito medio pro capite annuo di circa 1.800 dollari, sono chiari segnali che larghe fasce della popolazione non stanno incassando i dividendi di questo sviluppo.

Il paese è anche gravato da un elevato debito sovrano in valuta e nell’ultimo anno è stato interessato da nuovi tagli di rating da parte delle principali agenzie finanziarie (da B+ a B per Fitch, da B a B- per S&P e da B1 a B2 per Moody’s).

Le “tre sorelle” hanno operato il downgrade sulla base di tre fattori: la debole posizione fiscale ed esterna, la bassa copertura delle importazioni e del fabbisogno finanziario esterno garantita dalle riserve, la necessità di politiche di aggiustamento destinate a pesare negativamente sulla crescita.

Inoltre, il programma di sviluppo noto come Vision 2020, lanciato nel lontano 1995 dal governo, ha accresciuto gli standard di vita di poco meno della metà della popolazione.

L’esecutivo di Accra sta lavorando per garantire che nei prossimi anni una parte sempre crescente di ghanesi possa beneficiare del piano di crescita, il cui buon esito, ormai, non è più solo un’ambizione economica, ma una sfida che condiziona le future scelte politiche del presidente Mahama.

Scritto per Eastonline

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