Il Burundi si prepara per l’Expo di Milano

Il presidente della Repubblica del Burundi Pierre Nkurunziza

Il presidente del Burundi Pierre Nkurunziza

Il Burundi ha occupato ampi spazi nelle cronache dei quotidiani italiani lo scorso settembre, quando tre anziane missionarie saveriane della diocesi di Parma furono vittime di una barbara esecuzione, preceduta da violenza sessuale. L’efferato crimine fu consumato nel Centro Giovani di Kamenge, città di 65mila abitanti della provincia di Bujumbura Mairie, nel Burundi occidentale.

In seguito, l’attenzione mediatica su questo piccolo Stato della regione dei Grandi Laghi è scemata e anche la notizia che il Burundi, la scorsa settimana, si sia presentato all’Italia nell’imminenza dell’Expo di Milano, è passata quasi inosservata.

Ma la mostra dedicata al Burundi, allestita presso il terminal 3 dell’aeroporto internazionale Leonardo da Vinci, fino a domenica prossima sarà sotto gli occhi di tutti i passeggeri dello scalo romano, la stragrande maggioranza dei quali non conosce la realtà del paese africano.

Nella vetrina promozionale approntata nell’aeroporto di Fiumicino, il Burundi anticipa i contenuti che saranno esibiti nel padiglione che sta preparando per la sua partecipazione all’Esposizione Universale 2015, attraverso la quale vuole valorizzare le sue risorse naturali, culturali ed economiche e mostrare le proprie potenzialità e i margini di sviluppo in ogni settore produttivo.

In effetti, un paese dove non esistono ferrovie e va costruita l’intera rete stradale, potrebbe avere tutte le carte in regola per attrarre investitori esteri e rappresentare uno sbocco per le aziende italiane ed europee. Naturalmente, nella cornice dell’Expo, il Burundi intende promuovere anche l’aspetto culturale, di cui costituiscono parte integrante gli oggetti tipici dell’artigianato tradizionale, la sua antica tradizione musicale e le danze identitarie, che traggono le proprie origini nelle cerimonie della corte reale al tempo del regno tutsi.

Senza dubbio, come affermato da Alfredo Carmine Cestari, commissario generale del Burundi per Expo Milano 2015, “il grande evento internazionale rappresenterà una formidabile vetrina promozionale perché il mondo scopra le opportunità offerte da questo magnifico Paese”. L’ingegner Cestari, che è anche presidente della Camera di Commercio ItalAfrica Centrale, ha voluto pure sottolineare come il presidente Pierre Nkurunziza e il suo esecutivo abbiano pianificato un intervento da 5,8 miliardi di dollari per la crescita economica del paese.

Una crescita particolarmente auspicabile, giacché il Burundi rappresenta la più debole economia dell’Africa orientale e il paese della regione in cui il turismo è meno sviluppato, come dimostra la sua assenza alla Itb, la maggiore fiera e mercato d’affari dell’industria del turismo, che terminerà domenica prossima a Berlino.

Nel corso dell’inaugurazione della mostra di Fiumicino è intervenuta anche l’ambasciatrice in Italia del Burundi, S. E. Justine Nisubire, dichiarando che “il Burundi si lascia alle spalle i periodi bui e si affaccia al mondo”.

Purtroppo, da quando nel luglio 1962 è diventato indipendente dal Belgio, il paese africano è stato subito travagliato da una lunga serie di colpi di Stato militari, oltre che da numerose sommosse, originate dal contrasto etnico tra la minoranza dei tutsi e la maggioranza degli hutu.

L’attuale presidente Pierre Nkurunziza, di etnia hutu, è il leader del Consiglio nazionale per la difesa della democrazia (Cnnd-Fdd), il partito di governo che fu protagonista del conflitto interno che tra il 1993 e il 2005 ha insanguinato il paese, provocando oltre 200mila vittime e un milione e mezzo di profughi.

Uno scontro interetnico che divampò in seguito all’assassinio di Melchior Ndadaye, primo presidente hutu del Burundi, eletto il 27 giugno del 1993 e trucidato solo quattro mesi dopo insieme a sei ministri del suo governo.

A Ndadaye successe Cyprien Ntaryamira, anch’egli hutu che diede vita a un nuovo governo con una significativa presenza tutsi nel tentativo di avviare una politica di riconciliazione etnica. Tuttavia, la manovra non ebbe successo e si aprì una nuova fase di grave instabilità. Ntaryamira scomparve il 6 aprile 1994 in un sospetto incidente aereo insieme al presidente del Ruanda, Juvénal Habyarimana.

La guerra civile infuriò per dodici lunghi anni, mettendo a ferro e fuoco il paese, coinvolgendo anche le Nazioni Unite, che nel 2004 decisero tardivamente l’invio della missione Onub (United Nations Operation in Burundi), che completò il suo mandato il 31 dicembre 2006 per essere sostituita dall’Ufficio delle Nazioni Unite integrato in Burundi (Binub), istituito con la risoluzione del Consiglio di Sicurezza 1719 del 25 ottobre 2006.

I primi spiragli di pace nel martoriato paese cominciarono a intravedersi nel 2005 con l’elezione dell’attuale presidente Nkurunziza, dopo la quale fu stabilita un’equa ripartizione dei poteri nelle istituzioni nazionali tra le due etnie. L’anno successivo anche l’ultimo gruppo ribelle hutu, Frolina, accettò il cessate il fuoco e cominciò così il nuovo corso del Burundi.

Ciononostante, le violenze di matrice politica non sono mai cessate e neanche la corruzione endemica della classe dirigente, che posiziona il Burundi al 159esimo posto su 175 paesi nell’ultima classifica della corruzione percepita, pubblicata da Transparency International.

In pratica, un clima di crescente tensione che negli ultimi mesi è stato alimentato da un approccio sempre più repressivo del governo nei confronti degli oppositori, che, di fatto, vengono messi in difficoltà in vista delle pros­sime elezioni.

Uno dei casi più eclatanti è quello dell’ex presidente dell’Assemblea del Burundi Léonce Ngendakumana, presidente del Fronte per la democrazia in Burundi (Frodebu) e leader dell’Alleanza democratica per il cambiamento (Adc-Ikibiri), con­dannato il 2 ottobre scorso a un anno di carcere, dopo una denuncia a suo carico per calunnia e avversione etnica.

Senza contare, che anche il numero due del Frodebu, nonché ex vice presidente del paese, Frédéric Bamvu-ginyumvira, è stato condannato lo scorso gennaio a cinque anni di carcere per un episodio di corruzione legato a uno scandalo sessuale.

Secondo un rapporto di 56 pagine pubblicato all’inizio del mese scorso dall’East and Horn of Africa Human Rights Defenders Project (Ehahpd), i difensori dei diritti umani in Burundi starebbero operando in uno degli ambienti più restrittivi e ostili dell’Africa orientale come evidenziato da un allarmante successione di molestie, intimidazioni, minacce nei loro confronti. Inoltre, tale situazione è notevolmente peggiorata nel corso del 2014.

Stando alle conclusioni dell’Ehahrpd, a pochi mesi dalle elezioni, il Burundi starebbe tornando allo stato di polizia degli anni ottanta e novanta, durante i quali i difensori dei diritti umani e i giornalisti erano pubblicamente ritratti come nemici dello Stato.

Un clima di evidente tensione che potrebbe facilmente sfociare in una nuova ondata di violenza, accentuato dalla volontà di Nkurunziza di rimanere al potere a tutti i costi, nonostante il rigetto, nel marzo 2014, della proposta di ri­forma costituzionale per abolire l’articolo 96, che vieta la candidatura per un terzo mandato presi­denziale consecutivo.

Per questo, la società civile è convinta che le prossime elezioni del 26 giugno non saranno esenti da massicci brogli. Nel frattempo, il Burundi si prepara all’immancabile appuntamento con il mondo per il primo maggio, quando sarà ufficialmente inaugurato l’Expo di Milano.

Scritto per Eastonline

Categorie: Diritti umani, Economia, Politica | Tag: , , , , | Lascia un commento

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