Sipri: aumentano le importazioni di armi dei paesi africani

Le importazioni di armi da parte dei paesi africani sono aumentante del 45% tra il periodo 2005-2009 e il 2010-2014. Lo rivela l’ultimo Fact sheet “Trends and International Arms Transfers 2014” sui commerci mondiali degli armamenti pubblicato dal Sipri (Stockholm International Peace Research Institute).

Stando ai dati riportati nel documento redatto da Pieter D. Wezeman e Siemon T. Wezeman, tra il 2010 e il 2014, l’Africa ha rappresentato il 9% delle esportazioni mondiali di armi. In questo periodo i maggiori importatori africani di armamenti sono stati Algeria (30% delle importazioni), Marocco (26%) e Sudan (6%).

Gli Stati dell’Africa sub-sahariana hanno ricevuto il 42% delle armi importate dagli Stati africani. I due principali importatori sono Sudan e Uganda, rispettivamente con il 15 e il 14% del totale delle importazioni dell’Africa sub-sahariana.

In Nord Africa, tra il 2005-2009 e il 2010-2014, le importazioni da parte dell’Algeria sono aumentate del 3%, mentre quelle del suo tradizionale rivale, il Marocco, sono aumentate di 11 volte.

Nel 2014, l’Algeria ha totalizzato il maggior volume di consegne, incluso un portaelicotteri dall’Italia, un ultimo lotto di 48 sistemi di difesa aerea dalla Russia e circa cinquanta pezzi di artiglieria semovente provenienti dalla Cina; nello stesso periodo, il Marocco ha ricevuto una fregata da Francia.

Da notare anche che l’Algeria, a differenza del Marocco, ha diverse importanti commesse di armi in essere, che includono ordini effettuati nel 2014 per due sottomarini e 42 elicotteri da combattimento dalla Russia, oltre a 926 veicoli da trasporto truppe dalla Germania.

Da segnalare, che Nigeria e Camerun hanno ricevuto diverse forniture urgenti per far fronte alla guerriglia della setta islamista Boko Haram, mentre alcuni veicoli blindati forniti da una società canadese provengono da linee di produzione basate negli Emirati Arabi Uniti e nella stessa Nigeria.

La produzione di armi si internazionalizza, non solo per sfruttare occasioni commerciali e prezzi del lavoro più bassi, ma anche per aggirare le norme più restrittive sul commercio di armamenti imposte da alcuni Stati. E’ pure abbastanza frequente che siano le stesse forze armate a rafforzare il mercato clandestino, come è avvenuto nel Burkina Faso e in Nigeria.

 

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