Le ambiziose aspirazioni nucleari del Sudafrica

The Koeberg nuclear power plant

Nel continente africano penalizzato dalla carenza di infrastrutture e privo di un’industria nucleare affidabile in termini di sicurezza, l’unico paese dove è installata una centrale nucleare attiva è il Sudafrica. 
L’impianto è di proprietà della società energetica locale Eskom ed è situato presso Koeberg, una località che sorge su un tratto di costa desolata, a trenta chilometri a nord di Città del Capo.

La centrale è alimentata da due reattori gemelli di classe 900 ad acqua pressurizzata la cui potenza netta complessiva è pari a 1830 megawatt, in grado di produrre annualmente 13.668 gigawattora, circa il 5% dell’energia elettrica nazionale.

L’impianto nucleare è stato progettato e costruito fra il 1976 e il 1985 dalla società francese Framatome (ora totalmente di proprietà di Areva NP). Si tratta dunque di una centrale di vecchia generazione ormai inadeguata per rispondere a un fabbisogno energetico in rapida crescita.

Per questo, già all’inizio del 2006 il governo sudafricano aveva iniziato a valutare la costruzione di un secondo impianto per incrementare la disponibilità di elettricità della regione.

Così, l’anno seguente la Eskom annunciò la costruzione di una centrale di 20 gigawatt di potenza, in modo da portare il contributo della fonte nucleare dall’attuale 5% al 25%. Alla fine del 2008, però, il monopolista energetico locale fu costretto a rimandare il progetto di alcuni anni a causa di problemi finanziari.

Poi, nel marzo 2011, il Dipartimento dell’Energia di Pretoria ha pubblicato l’Integrated Resource Plan (Irp, Progetto integrato per l’energia 2010-2030), che prevede anche l’utilizzo del nucleare per la diversificazione delle fonti energetiche.

Nello specifico, la strategia della Nazione Arcobaleno prevede un mix energetico in cui il nucleare pesa per il 13,4%. Un risultato ambizioso da raggiungere entro il 2030 con la costruzione di sei nuove centrali nucleari attive, che consentiranno di creare 9600 megawatt di nuova energia dall’atomo.

Sebbene il nucleare sia incluso nel mix energetico solo dal 2023, il suo sviluppo è già adesso una priorità e questo spiega l’attivismo che il governo sudafricano sta dimostrando in questa direzione, come confermato da una serie di accordi siglati nella seconda metà del 2014 con Russia e Cina, per avviare i progetti che porteranno alla costruzione delle nuove centrali.

Il primo di questi patti di ferro è stato sottoscritto da Pretoria con la società nucleare russa Rosatom, nel settembre dello scorso anno a Vienna, in occasione della 58esima sessione della Conferenza generale dell’Aiea.

L’intesa prevede la costruzione di una grande centrale nucleare con gli standard più elevati al mondo in termini di tecnologie e sicurezza, la formazione di specialisti nelle università russe per il funzionamento della nuova infrastruttura energetica e lo sviluppo della collaborazione in altre aree dell’industria nucleare.

Il Sudafrica sigla ancora, lo scorso 7 novembre a Pechino, un altro accordo strategico per la costruzione di nuove centrali nucleari. Il protocollo prevede la realizzazione in ‘project financing’ di una nuova centrale atomica realizzata dalla società energetica China Nuclear Power Technology, finanziata dall’Industrial & Commercial Bank of China e dalla Standard Bank Group, mentre due università cinesi hanno assicurato il loro sostegno per la formazione dei tecnici sudafricani.

Senza contare, che Pretoria ha in programma di firmare altri accordi di cooperazione con Francia, Canada, Brasile e Giappone per costruire le altre centrali. Due dei quali potrebbero concludersi dopo il workshop con Canada e Giappone per lo sviluppo di progetti sull’energia nucleare, che il governo sudafricano terrà la prossima settimana a Pretoria.

Tuttavia, accreditati analisti del settore, non mancano di esprimere forti dubbi in merito  alla determinazione sudafricana nell’affrontare i problemi di sicurezza energetica del paese facendo ricorso al nucleare.

I principali fattori a sfavore dei piani del Dipartimento dell’Energia di Pretoria sono costituiti dalle difficoltà nel reperire finanziamenti; la possibilità di ritardi e contrattempi nella realizzazione tecnica del progetto, verificatisi anche nei paesi sviluppati con collaudate capacità gestionali, come ad esempio la Francia. Ritardi che fanno lievitare i costi di realizzazione degli impianti in maniera esponenziale.

A tutto ciò, vanno aggiunti i rischi di declassamento del credito del Sudafrica e di Eskom paventati nel recente Rapporto sullo stato dell’industria nucleare mondiale. Ciononostante, appare sempre più evidente che la produzione di energia nucleare nel Paese sembra destinata a prendere una decisa accelerazione.

Secondo Tom Harris, analista di Frost & Sullivan per il settore energia e ambiente, se il governo ha veramente deciso che il nucleare è la migliore alternativa per rispondere alla domanda sudafricana di base d’energia elettrica, dovrà adottare una strategia comunicativa idonea e trasparente per attrarre investimenti e al tempo stesso rassicurare popolazione ed investitori sulla coerenza della politica energetica intrapresa.

Senza tralasciare, le altre incognite che gravano sul programma sudafricano di energia nucleare civile, che vanno dagli standard di controllo delle miniere di uranio, alla gestione delle scorie radioattive, oltre alla corruzione, che potrebbe far lievitare ulteriormente gli enormi costi di realizzazione degli impianti.

Scritto per Eastonline 

Categorie: Risorse energetiche, Sudafrica, Sviluppo | Tag: , , , , | Lascia un commento

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