Land grabbing, in Africa habitat a rischio

Una seria minaccia sta interessando l’habitat delle grandi scimmie nell’Africa centrale. A lanciare l’allarme è Greenpeace Africa che, attraverso alcune immagini satellitari, dimostra come più di tremila ettari di foresta pluviale al confine con la riserva faunistica di Dja, situata nella regione Sud del Camerun, siano già stati distrutti per far spazio a piantagioni industriali.

In particolare la riserva di Dja che ospita gorilla, scimpanzé e mandrilli, dichiarata patrimonio mondiale dall’Unesco, sarebbe minacciata dalle coltivazioni di caucciù e olio di palma in concessione alla società cinese Hevea Sud.

Dette coltivazioni stanno minando le condizioni ambientali dei luoghi in cui vivono specie molto rare di primati, come il drillo e lo scimpanzé Nigeria-Camerun, la sottospecie in assoluto più rara del mondo. Senza contare che l’habitat di tutti questi primati è già minacciato dal bracconaggio, dal commercio della carne di animali selvatici e dagli effetti del cambiamento climatico.

Oltre a tutto questo occorre far presente che numerose altre specie di scimmie stanno assistendo alla distruzione di vastissime aree di foresta pluviale in tutta l’Africa occidentale e centrale per mano delle aziende agro-alimentari senza scrupoli, che producono olio di palma, gomma e altre materie prime.

Tra queste la statunitense Herakles Farms che, per insediare una piantagione di olio di palma nel sud-ovest del Camerun, avrebbe distrutto corridoi vitali di foresta utilizzati da scimpanzé e altri mammiferi. E secondo Greenpeace Africa la deforestazione realizzata dalla multinazionale Usa sarebbe in gran parte illegale.

Purtroppo non si tratta di un caso isolato, poiché tali episodi di deforestazione sono sempre più frequenti in tutto il bacino del Congo, la seconda area di foresta pluviale più vasta al mondo, il cui ecosistema ricco e variegato fornisce cibo, acqua potabile, riparo e medicine per decine di milioni di persone.

Ma non sono solo le compagnie straniere a produrre danni al naturale habitat della zona. Lo testimonia un’altra indagine condotta a dicembre scorso da Greenpeace Africa, secondo cui la società camerunense Azur starebbe puntando a convertire in piantagione di palma da olio una vasta area della fitta foresta nella regione Littoral del Camerun.

Come spiega l’organizzazione ambientalista, gran parte di questa è adiacente alla foresta di Ebo, dove dovrebbe essere istituito un parco nazionale e dove vivono numerosi mammiferi, come gli elefanti di foresta, e svariate specie di primati a rischio estinzione.

Greenpeace ha scritto alla Azur in diverse occasioni, per avere rassicurazioni e prove atte a dissipare le crescenti preoccupazioni ambientali sulla loro progetto. Ad oggi, però, non c’è stata alcuna risposta.

Peraltro è molto difficile credere che le autorità del Camerun siano inconsapevoli delle polemiche e delle conseguenze che questi progetti stanno causando. Basti pensare, che la concessione assegnata all’Hevea si trova nel distretto di cui è originario il presidente del paese, Paul Biya.

Un atteggiamento di complicità che sembra non tenere conto del fatto che l’area a rischio è in costante aumento, minacciata della crescente domanda globale di risorse, dalla corruzione e dalla scarsa applicazione della legge.

 

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