L’Africa a rischio contagio da Grecia e Cina?

People_gather_at_Balogun__012__1436520965_77903Secondo una dettagliata analisi pubblicata sul sito di The East African, la crisi del debito greco potrebbe avere indirettamente pesanti ripercussioni anche sulle economie dei paesi dell’Africa orientale e in quelle di tutto il continente.

Il fatto che, a fine giugno, la Grecia sia diventato il primo paese sviluppato a non ottemperare i suoi obblighi di credito nella storia del Fondo monetario internazionale, ha indotto vari analisti a ipotizzare che l’impatto del default di Atene, in termini di contagio finanziario potrebbe causare problemi anche in Africa.

Il disastro economico che si sta consumando nel Vecchio continente potrebbe infatti incidere in maniera sensibile sui costi di produzione e sulla bilancia dell’import del continente, oltre a causare ingenti perdite anche nel primario settore del turismo, alimentato dai visitatori europei che da soli costituiscono quasi il 70% del flusso turistico   nel continente.

Quest’ultima evenienza andrebbe anche a vanificare i massicci investimenti che alcuni paesi africani hanno operato in questo comparto, nella previsione di un incremento del numero di turisti nei prossimi mesi, nei quali l’Africa sarà sotto i riflettori dei media internazionali.

In primo luogo per le imminenti visite di alto profilo del presidente americano Barack Obama, in programma per il prossimo 24 luglio, e quella di Papa Francesco nel mese di novembre. E a dicembre, quando a Nairobi si terrà la decima conferenza ministeriale dell’Organizzazione mondiale del commercio.

L’attenzione degli esperti si concentra soprattutto sul tangibile rischio di un ulteriore indebolimento dell’euro nei confronti del dollaro, che renderebbe le merci importate più costose, esponendo così le economie africane al problema di ampi disavanzi delle partite correnti e all’innalzamento dei tassi di interesse.

D’altra parte, nei mesi scorsi i primi segni di questo contagio hanno cominciato a farsi sentire: l’euro si è sensibilmente deprezzato rispetto alle valute dei paesi membri dell’Eac (Comunità dell’Africa orientale) e nelle ultime due settimane la divisa europea ha continuato a perdere rapidamente terreno.

Per questo, un’ulteriore flessione della moneta unica provocherebbe un netto calo delle esportazioni dei paesi africani verso i mercati comunitari, così come andrebbe a incidere sui viaggi al di fuori dell’Unione europea.

Le previsioni degli economisti africani si focalizzano anche sulle ricadute negative che lo scenario descritto potrebbe avere sul commercio dell’Africa orientale, colpendo in primo luogo contadini, pescatori e floricoltori dell’area, che tendono ad acquistare i propri macchinari in dollari e incassano in euro.

Secondo Joseph Sanjula Lutwama, ricercatore presso la Capital Markets Authority ugandese, la crisi del debito greco ha notevolmente alterato la percezione che i governi siano esenti da rischio default e questo potrebbe tradursi nell’aumento dei tassi di interesse per le piccole economie africane, che spesso prendono in prestito ingenti somme dalle agenzie multilaterali come la Banca africana di sviluppo e la Banca mondiale.

I tassi di interesse maggiorati non consentirebbero agli investitori privati di poter accedere a nuovi capitali a prezzi accessibili, bloccando l’espansione delle nuove imprese e nel contempo la creazione di posti di lavoro.

Anche il presidente uscente della Banca Africana di Sviluppo, Donald Kaberuka, ha espresso il suo parere riguardo gli effetti che potrebbe avere sull’Africa la crisi finanziaria che ha messo in ginocchio la Grecia.

Kaberuka è dell’opinione che i leader africani dovrebbero trarre insegnamento da quanto sta accadendo in Europa, richiamandoli alla necessità di preservare la stabilità macroeconomica che il continente ha raggiunto con estrema fatica e dopo lunghi anni di sacrifici.

Le ipotesi prefigurate dagli economisti africani hanno indubbia valenza, sebbene si potrebbe sostenere che per l’Africa ancora in via di sviluppo, sembra di più diretta pertinenza ciò che sta accadendo nel mercato azionario cinese, dove dallo scorso 12 giugno è iniziato nelle Borse di Shanghai e Shenzhen un crollo che sembra inarrestabile.

E considerati i massicci investimenti e i saldi legami che la Repubblica popolare ha sviluppato con tutti i Paesi africani nel corso degli ultimi 15 anni, l’esplosione della bolla speculativa cinese potrebbe avere sull’Africa ripercussioni ben più pesanti della crisi greca.

A rassicurare gli investitori internazionali sui timori di contagio sul da Grecia e Cina, giunge l’ultimo African Economic Outlook elaborato dalla African Development Bank, insieme alle Nazioni unite e all’Osce, secondo cui gli investimenti esteri nella regione hanno raggiunto gli 80 miliardi di dollari.

Un risultato che è anche il frutto della recessione globale che ha spinto diversi aziende a cercare paesi dove i costi di produzione fossero particolarmente bassi favorendo stati come Etiopia, Kenya, Ruanda e Tanzania.

E in questo caso la crisi economica ha avuto un riflesso positivo incidendo fortemente sulla crescita della forza lavoro. Un dato che nello scenario di forte instabilità che sta caratterizzando i mercati potrebbe aiutare molti paesi africani a diventare emerging.

Scritto per Eastonline

Categorie: Economia, Finanza | Tag: , , , , | Lascia un commento

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