Il Burkina Faso verso le elezioni

Anche Saran Sérémé Séré, l’icona della rivolta di ottobre, è candidata alle presidenziali

Prima del 1984 si chiamava Alto Volta, poi il presidente rivoluzionario Thomas Sankara cambiò il nome in Burkina Faso, che nella locale lingua bamanankan significa “il paese degli uomini integri”.

E i burkinabè, che il prossimo mese si recheranno alle urne, sperano proprio questo: che la loro Repubblica diventi davvero un paese di politici retti e onesti, esattamente l’opposto della casta corrotta che per quasi tre decenni ha governato la nazione dell’Africa occidentale.

Tante, dunque, le aspettative che il Burkina Faso, uno dei paesi più poveri del mondo, ripone nel voto del prossimo 11 ottobre, che segnerà la conclusione della fase di transizione, iniziata dopo l’insurrezione popolare del 30 e 31 ottobre 2014, che ha portato alle dimissioni e all’esilio in Marocco dell’ex presidente Blaise Compaoré.

Soprattutto, i più giovani sperano che lo storico evento rappresenti un addio alla vecchia guardia e l’avvio di un processo di radicale cambiamento nella mentalità delle istituzioni che governeranno il Burkina Faso.

Per questo, lo scorso luglio ha destato clamore nel paese la decisione della Corte di giustizia della Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (Cedeao) di invalidare una legge approvata ad aprile dal parlamento di Ouagadougou, che vietava la partecipazione al voto agli ex fedelissimi di Compaoré.

Secondo il Tribunale di appello regionale, che ha accolto il ricorso presentato dal Congresso per la democrazia e il progresso (Cdp) e da altri partiti legati al deposto presidente, le norme contestate violano il diritto alla libera partecipazione politica di tutti i cittadini.

Sulla base del pronunciamento della Cedeao, alcuni candidati che in passato avevano sostenuto, a diverso titolo, il governo di Blaise Compaoré, hanno potuto presentare la loro candidatura alle prossime presidenziali.

Tra questi, spiccano i nomi dell’ex ministro degli Esteri Djibril Bassolé e dell’ex responsabile del dicastero dello Sport Yacouba Ouédraogo o ancora di Ram Ouédraogo, importante esponente della passata maggioranza presidenziale.

Come era prevedibile, alcuni rappresentanti delle forze politiche avversarie hanno presentato ricorso al Consiglio costituzionale nei confronti della candidatura dei politici legati a Compaoré.

L’organismo, però, si è pronunciato con favore in merito all’eleggibilità di tutti i membri del vecchio establishment, respingendo solo la candidatura di altri due ex fedelissimi di Compaoré:  Eddie Komboigo, nuovo presidente del Cdp, e Gilbert Noel Ouédraogo, ex capo dell’opposizione, ma anche ministro dei Trasporti e leader dell’Alleanza per la democrazia e la federazione Ressemblement démocratique africain (Adf/Rda).

Ci sono anche dei quadri dell’ex establishment al potere, che hanno deciso di lanciarsi alla conquista della poltrona presidenziale confluendo in nuovi partiti, come per esempio Djibril Bassolé, ex ministro degli Affari esteri, o Roch Marc Christian Kaboré, candidato del Movimento del popolo per il progresso e dato per favorito in un recente sondaggio.

Prima di diventare uno dei leader dell’opposizione, Kaboré era stato più volte ministro e anche presidente dell’Assemblea Nazionale. Contrario alla volontà del capo di Stato di modificare la Costituzione per restare al potere, insieme a Salif Diallo e Simon Compaoré, nel gennaio 2014, ha fondato il Movimento del popolo per il progresso opponendosi al regime.

Tra i sedici aspiranti presidenti sono presenti anche delle candidature indipendenti e ci sono anche tre donne, tra cui Saran Sérémé Séré, diventata l’icona della rivolta di ottobre per il suo forte impegno all’interno del movimento che ha portato alla caduta di Compaoré.

Di indubbia rilevanza, anche la presentazione dell’avvocato Bénéwendé Sankara, che non ha alcun legame di parentela col capitano Thomas Sankara e sarà il candidato di una coalizione che raggruppa i nuovi partiti politici detti sankaristi.

Altra figura di spicco è quella di Zéphirin Diabré, ex vice direttore generale del Programma di sviluppo delle Nazioni Unite (Undp) e candidato dell’Unione per il progresso e il cambiamento (Upc), storico oppositore di Compaoré e dell’ex maggioranza presidenziale.

Da segnalare anche la candidatura di Salvador Maurice Yaméogo, uno dei figli del primo presidente dell’Alto Volta, che è alla guida del Rassemblement des democrates pour le Faso (Rdf).

Appare evidente, che le elezioni presidenziali e legislative dell’11 ottobre prossimo saranno le più aperte dall’indipendenza del paese (agosto 1960), poiché la caduta di Compaoré ha dato occasione a numerosi burkinabé di candidarsi per ricoprire la massima carica istituzionale.

Tutto ciò con la speranza che il nuovo presidente affronti con successo i problemi reali della popolazione, primo fra tutti la sicurezza alimentare.

Scritto per Eastonline

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