La poesia dell’Africa nelle voci e volti di Badilisha

Badilisha_Logo_for_fb_cover__1443867340_24156L’Africa è poesia. Se non vi sentite a vostro agio con questo accostamento allora provate a viaggiare tra le voci, le frasi, le pause e i respiri di Badilisha. Un mondo di parole, rime e accordi poetici che fa incontrare un’Africa in cui esperienze e realtà quotidiane si tramutano in poesia.

Badilisha Poetry X-Change è il primo archivio di poeti africani online pensato per raccogliere voci e volti di talenti noti e meno noti sparsi nel continente africano e nel resto del mondo. Africani neri, africani bianchi, africani della diaspora, raccolti in un contenitore virtuale che – dal 2012 ad oggi – è diventato spazio di conoscenza.

Il progetto, lanciato da Africa Centre, un’organizzazione con sede in Cape Town, il cui scopo è promuovere la cultura e le arti del continente, raccoglie al momento l’opera di 350 artisti da 24 paesi e in 14 lingue.

Sì, perché se la poesia nasce dal cuore allora può manifestarsi nella lingua ufficiale del Paese, imposta ed ereditata dall’ex colonizzatore, ma soprattutto nella lingua della comunità di appartenenza. La poesia diventa a questo punto riscoperta e affermazione delle proprie radici, del proprio pensiero, di sentimenti ed esperienze strettamente personali ma nello stesso tempo legati ad una storia collettiva.

Si può navigare nel sito esplorando le voci “tema”, “paesi”, “lingua” appunto, e persino “emozioni”.  E sono lì le sorprese più grandi…

Badilisha, dicevamo, è anche voce, anzi voci. Scorrendo la pagina dei singoli poeti si legge la loro storia, ma soprattutto alcuni dei loro lavori e si ascoltano i podcast, le registrazioni audio degli stessi artisti che declamano il loro poema. Si parla di battaglie quotidiane, di tradizioni e culture, di orgoglio e identità, di rabbia, dolore e consapevolezza. Sentimenti insomma, ma anche storia. Di quello che l’Africa ha ereditato dal passato e di quello che giovani e adulti, vogliono oggi rappresentare e costruire.

Badilisha – che in kiswahili significa change, cambiamento – è anche un modo per spingere e sponsorizzare voci e talenti che la grande industria culturale occidentale fatica a riconoscere (o a voler riconoscere) e ad apprezzare.

Internet offre così un accesso libero e facilmente condivisibile e dà spazio a quelle voci e a quei talenti, molti dei quali sarebbero altrimenti rimasti in ombra. La tradizione orale oggi non basta più e anche l’Africa lo sa.

E Badilisha è anche un contributo alla diffusione della cultura grazie alla app sviluppata per smartphone. Ricordando che entro quest’anno gli smartphone in circolazione nel continente saranno 127 milioni e, in generale, il numero dei telefonini sarà pari a un miliardo. Un mezzo che in qualche modo supplisce alla trascuratezza con cui il resto del mondo guarda al continente africano.

“Nonostante l’enorme popolazione del continente solo il 2% dei libri pubblicati in tutto il mondo sono di autori africani. La speranza di questo archivio è cambiare questa tendenza”, sottolinea in una recente intervista Linda Kaoma, project manager di Badilisha.

I curatori del progetto spiegano chiaramente perché c’era bisogno di un’idea del genere. “Gli africani hanno un accesso limitato al vasto lavoro dei poeti africani contemporanei e del passato. Non è mai esistito un archivio del genere che sia allo stesso tempo il più possibile ampio e accessibile. Ciò significa che molti africani non hanno avuto finora la possibilità di essere ‘ispirati’ e influenzati dai propri poeti e scrittori e questo ha sicuramente un impatto negativo sia sulla crescita personale che sull’identità e il senso di appartenenza. In confronto con gli altri continenti i poeti africani ricevono poca attenzione e hanno meno possibilità di carriera. Ed entrambi questi fattori sono essenziali per la crescita e l’affermazione di un artista”.

A scorrere bene il sito si comprende che non si tratta soltanto di un progetto culturale, ma più che mai politico. Un’idea di panafricanismo che attraverso la poesia diventa storia e denuncia sociale. E da parole messe in rima si trasforma in urlo. Un urlo gentile capace di far viaggiare pensieri e storie. E, ancora, non si tratta solo di uno spazio virtuale perché grazie ad eventi “reali” – come reading e conferenze i poeti possono conoscersi fra loro e conoscere il loro pubblico.

C’è da imparare molto dall’Africa e sull’Africa.  Usare la poesia, ascoltare le voci dei suoi poeti è un modo per entrare in quello spirito che nessun altro tipo di racconto o medium potrà dare.

Scritto da Antonella Sinopoli (@antosinopoli)

Fonte: Voci Globali

 

 

Categorie: Cooperazione culturale | Tag: , , , | Lascia un commento

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