Movimenti migratori dall’Africa, rivincita sul passato

Sin dall’inizio di quest’anno un flusso inarrestabile di immagini dall’isola di Lampedusa, dalla città di Calais dove comincia l’Eurotunnel, dalla città turca di Bodrum, dalle isole orientali della Grecia o dalle enclavi spagnole di Ceuta e Melilla in Marocco, sta invadendo gli schermi televisivi e tutti gli altri media.

Immagini che mostrano i numerosissimi tentativi di anime disperate che cercano di raggiungere i paesi europei. Si tratta della peggiore crisi di profughi dai tempi della Seconda guerra mondiale, ha affermato il Commissario europeo all’immigrazione. È proprio così?

Forse in Europa è questa la percezione, ma la realtà è un’altra. Capire perché è fondamentale, dato che molte altre persone sono in arrivo.

La migrazione fa parte del percorso umano sin da quando le prime scimmie antropomorfe cominciarono ad abbandonare la Rift Valley nell’Africa orientale.

La Storia dell’umanità è così ricca e complessa che è difficile risalire alla lontanissima origine comune, se non attraverso giudizi di tipo storico o affermazioni filosofiche. Per tutti noi è infatti più facile mettersi in relazione con il passato più recente, l’unico che attraverso gli avvenimenti e l’interazione sociale ha plasmato le nostre identità.

Gli esseri umani hanno un’interpretazione selettiva della Storia. Per la maggior parte delle persone una compensazione sarà giustificata per un torto fatto a qualcuno, ma non a un altro. Le scuse andranno bene per qualcosa, ma non per altro o, ancora, le proposte di pace saranno moralmente accettabili per qualcuno, ma non per altri. Tanto per rappresentare a livello di comportamento individuale ciò che vale a un livello più ampio, dell’intera società.

La maggior parte degli italiani ha dimenticato di aver dato vita – attraverso le migrazioni – a intere nazioni come l’Argentina e l’Uruguay, e gli inglesi non necessariamente possono comprendere i movimenti migratori dell’Australia e della Nuova Zelanda – pur essendone stati parte – così come gli spagnoli e portoghesi quelli dell’America del Sud.

Quando facciamo riferimento all’Indocina, inoltre, i cinesi avranno solo una vaga idea del perché quella regione porta il loro nome e gli americani non vorranno riconoscere che una parte degli attuali Stati Uniti è stata in realtà acquistata dal Messico. E la lista di esempi potrebbe andare avanti.

Ma rimane un unico continente che nella Storia recente non è mai stato associato a migrazioni mirate a colonizzare o trarre profitti dalla ricchezza di altre regioni: l’Africa, conosciuta piuttosto per la sofferenza legata al fenomeno della schiavitù, al saccheggio delle sue risorse naturali o all’ingiusto trattamento a livello internazionale.

L’Africa ha combattuto più di qualunque altro paese per trovare una via d’uscita al problema della povertà, e di recente sta dando il meglio, da quando – sin dall’inizio del secolo – dimostra tassi di crescita al di sopra delle medie mondiali e degli altri paesi in via di sviluppo.

Eppure quando si parla di questo continente ci si sofferma sulla questione delle migrazioni e sui numeri negativi delle sue performance a livello economico o sociale. È quindi importante capire prima di tutto perché l’Africa è percepita come il continente che oggi genera più migranti che mai.

I paesi africani ricevono molti più migranti rispetto a quelli che vanno all’estero. La maggior parte degli africani in cerca di opportunità fuori dal proprio Paese si reca in un altro Paese africano. Ogni anno sono meno di due milioni le persone che cercano una destinazione all’estero, il che rappresenta un numero molto esiguo in relazione al numero di migranti, soprattutto per quanto riguarda l’Europa.

Quest’anno su un milione di persone che hanno tentato di passare per la rotta del Mediterraneo la maggior parte era rappresentata da siriani, circa 50mila individui, ovvero solo una minima parte di quelli che vivono in Libano, che ne conta circa 1,5 milioni. Inoltre gli afghani, gli yemeniti, i pakistani e altri “non-africani” hanno utilizzato e utilizzano la stessa rotta.

L’elemento di attrazione dell’Europa può essere compreso considerando una serie di fattori di sviluppo: l’accesso all’informazione, le dichiarazioni dei diritti umani, la spinta verso valori morali universali mentre – al contrario – un’iniqua distribuzione del reddito e disuguaglianze sono presenti in tutto il mondo.

Anche il terrorismo e l’estremismo religioso fanno la loro parte, e sembra che la forte difesa dei diritti europei sia andata a discapito dell’Europa stessa.

Da zone di guerra come la Libia e i deserti circostanti, dall’area dei Grandi Laghi e i suoi dintorni, da tutta la Somalia tormentata dai conflitti, arrivano richiedenti asilo politico e un numero impressionante di profughi.

I duri regimi africani contribuiscono inoltre a dettare il destino di questa gente. Il riserbo dei leader africani su tale argomento mostra come la migrazione sia, anche per loro, una questione preoccupante. Tuttavia, questo non ci permette ancora di avere il quadro completo della situazione.

In ogni momento della Storia, la crescita ha generato dallo stesso luogo un certo numero di migranti. È ciò che sta accadendo – così come in Africa – con i cinesi e gli indiani.

La crescita aumenta le possibilità di una vita diversa ma la sua distribuzione, soprattutto agli stadi iniziali del decollo economico di un paese, si presenta come iniqua e imprevedibile. Coloro che vedono nazioni vicine possedere mezzi e speranze che non possiedono, si avventurano in situazioni rischiose.

Sarebbe stata un’assurdità proporre di bombardare le imbarcazioni piene di migranti che navigavano verso l’America del Sud per sfuggire alle sventure e alle conseguenze dei due conflitti mondiali. Questi migranti erano in cerca di una vita migliore. Tuttavia, i loro paesi stavano crescendo come mai prima d’allora, grazie tra l’altro al Piano Marshall.

Gli africani che muoiono nel deserto o in mare sono persone determinate. Non accettano il loro destino e sono pronti a rischiare la loro stessa vita. Le popolazioni più giovani del mondo vedono le nazioni sviluppate dell’Europa come il barlume di speranza più vicino. Per loro rappresentano la casa dei diritti umani che, sicuramente, comprenderà la loro difficile situazione e li accoglierà a lavorare!

La gioventù africana continuerà a fiorire mentre il resto del mondo starà invecchiando. La difficoltà di ammettere che il welfare degli Stati nei paesi con forte presenza di anziani è ormai insostenibile ha portato alle proposte più bizzarre di politica economica.

Accettare il fatto che esiste una sfida demografica implicherebbe una vasta riforma delle scelte sociali e politiche per sostenere l’economia. Poiché assistiamo tutti ai limiti del trasferimento di valore dalla produzione e dal lavoro alla conoscenza e al controllo finanziario, stiamo assistendo anche ai limiti del modello economico dominante.

È perciò ancora essenziale la presenza di un equilibrio demografico nonostante il progresso tecnologico e gli incrementi della produttività.

La previdenza sociale o i fondi pensione non possono essere dati a robot o proprietà intellettuali; rimane necessaria la presenza di persone, di lavoratori e di lavoratori produttivi. Ed ecco perché, come è stato riconosciuto più volte dalla Commissione europea, l’Europa dovrà affrontare la questione della sua necessità di migranti.

Le duemila vittime accertate nel Mar Mediterraneo rappresentano un tragico campanello d’allarme. Tra oggi e il 2050 l’Africa raddoppierà peraltro la sua popolazione. Anche se la sua economia crescesse più velocemente rispetto a quando sta accadendo ora, è probabile che generi un flusso molto più grande di giovani africani alla ricerca di opportunità in un’Europa che sta invecchiando.

A lungo è stato celebrato lo straordinario coraggio – che ancora oggi suscita meraviglia – degli esploratori europei, che affrontavano mari e luoghi sconosciuti con pochi strumenti scientifici a disposizione per l’orientamento e la sopravvivenza. Si tratta di una straordinaria evidenza della determinazione umana.

Oggi quello stesso coraggio viene dimostrato dai migranti che cercano di raggiungere l’Europa. Assisteremo a una rivincita sul passato?

Fonte: Voci Globali

L’articolo è a cura di Luciana Buttini che ha tradotto l’originale pubblicato su Pambazuka e scritto da Carlos Lopes, Segretario esecutivo della Commissione economica per l’Africa delle Nazioni Unite

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