Gli attentati di Parigi e i progetti del Califfato

Il giorno successivo agli attacchi che hanno provocato 130 morti a Parigi, ho scritto un articolo sulle mire espansionistiche del Califfato, sul fenomeno dei foreign fighter reclutati attraverso la rete e sul rischio posto in essere dai terroristi homegrown o di seconda generazione 

Nel settembre dello scorso anno, l’International Business Time pubblicava una mappa realizzata da Walid Shoebat, uno studioso islamico ex appartenente all’Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp).

La mappa in questione raffigurava la visione espansionistica lo Stato Islamico, entro il prossimo decennio, evidenziando anche alcuni paesi europei nei quali il Califfato era intenzionato a imporre il proprio dominio.

Prima della carneficina di ieri sera, la cartina poteva essere correttamente considerata la summa del delirio di un gruppo ben organizzato e ancor meglio finanziato di fanatici, dediti a perseguire l’affermazione della propria ideologia estremista con ogni mezzo.

Prendendo atto della serie di attacchi coordinati che ieri sera hanno terrorizzato Parigi, i piani espansionistici del Daesh per la creazione di un Califfato regionale suscitano sicuramente maggior inquietudine.

Naturalmente, è ancora praticamente impossibile che i baghdadisti possano realizzare l’ardito obiettivo di rimuovere governi secolari e sostituirli con un Califfato pan-islamico, ma dopo la notte della mattanza parigina la lunga guerra asimmetrica che molti paesi europei stanno combattendo assume una dimensione ancora più ostile.

La serie di assalti sequenziali di ieri sera hanno provocato almeno 127 morti, un numero di vittime di poco inferiore all’attacco terroristico più cruento della storia d’Europa, quello che l’11 marzo 2004 insanguinò Madrid, dove su quattro treni diversi, dieci esplosioni causarono la morte di 192 persone e oltre 2mila feriti. E ha, purtroppo, di gran lunga superato il numero di vite umane distrutte dalla serie di attentanti che a Londra, il 7 luglio 2005, uccisero 52 persone, causando più di 700 feriti.

Al tempo, però, l’IS non esisteva e il fenomeno dei foreign fighter non si era ancora diffuso, ma gli autori della strage londinese erano tutti cittadini britannici di seconda generazione, alcuni sposati con donne inglesi, una delle quali, Samantha Lewtawaithe, è diventata uno dei leader di al-Shabaab, gruppo jihadista somalo autore di numerosi efferati attentati in vari Stati africani.

Cittadini francesi di seconda generazione, erano anche i fratelli Cherif e Said Kouachi, che dieci mesi fa avevano fatto scempio della redazione del settimanale satirico francese Charlie Hebdo e molto probabilmente anche quelli che ieri sera hanno fatto ripiombare Parigi in una spirale di terrore, dimostrando che vi è un rischio persistente di attacchi terroristici in Europa.

Secondo i più recenti dati diffusi dal centro di ricerca americano Soufan Group, che fornisce servizi di intelligence e di sicurezza a governi e multinazionali, la Francia è la terra d’origine da cui provengono la maggior parte dei 5mila combattenti stranieri europei associati allo Stato islamico.

Proprio nella patria dell’Illuminismo, considerata un punto di riferimento culturale e artistico per tutto il mondo, sono presenti un gran numero di persone disposte ad abbandonare il nostro stile di vita per immolarsi alla causa dell’Islam radicale.

Giovani immigrati che spesso hanno difficoltà di inserimento nel nuovo contesto politico e sociale e che, sebbene non abbiano mai frequentato una moschea né visitato un paese arabo, navigano spesso in Internet, dove diventano oggetto di una sorta di “conversione 2.0”.

Tuttavia, rimane piuttosto difficile stabilire un profilo dettagliato di questi aspiranti ‘foreign fighter’, che spesso compiono la scelta estrema per costruirsi una nuova identità, ma anche per la voglia di sperimentare nuove esperienze ed emulare le gesta dei jihadisti più famosi, con la sensazione di far parte di un grande progetto come la realizzazione del Califfato dove perseguire i valori del jihad, tra cui quello portante della cieca violenza.

Una violenza, incentivata dai ricorrenti proclami lanciati sulla rete dai portavoce dello Stato Islamico, che nell’arco di due dettimane ha causato 41 vittime a Beirut e ha fatto esplodere un jet russo della Kogalymavia con 224 persone a bordo sopra le montagne del Sinai, dove esercita la sua influenza il gruppo di Ansar Bait al-Maqdis, che dopo aver giurato fedeltà al Califfato ha cambiato il suo nome in Islamic State’s Wilayat Sinai (Provincia islamica del Sinai). Infine, ieri ha trasformato Parigi in un campo di battaglia.

Scritto per Eastonline

 

Categorie: Terrorismo | Tag: , , | Lascia un commento

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