Lo Zimbabwe abolisce lo scempio delle spose bambine

Lo Zimbabwe, lo scorso 20 gennaio, con una storica sentenza della Corte costituzionale, ha messo fuori legge i matrimoni precoci per arginare il fenomeno delle spose-bambine, molto diffuso nel paese africano. Il massimo organo giurisdizionale zimbabwiano ha stabilito che “nessuna persona, ragazzo o ragazza, posa sposarsi prima del compimento del 18esimo anno di età”.

Il caso era stato sottoposto al pronunciamento della Corte da due ragazze, Loveness Mudzuru e Ruvimbo Tsopodzi, rispettivamente di 19 e 20 anni, che vennero date in spose dalle loro famiglie quando avevano 16 e 15 anni.

Le giovani, sostenute dalla ong locale Veritas, hanno deciso di sfidare il governo ricorrendo contro il paragrafo 22 del Marriage Act, che garantiva giuridicamente che le ragazze si potessero sposare a 16 anni e i ragazzi a 18, senza richiedere il consenso scritto del ministro della Giustizia.

L’Alta Corte ha quindi sentenziato l’illegittimità di tale norma, giudicandola non allineata alla Costituzione del 2013, la quale pur non vietando espressamente il matrimonio precoce, nella sezione 78 riporta che chi ha compiuto 18 anni ha il diritto di formare una famiglia.

Pertanto, nessuno è costretto a sposarsi contro la proprio volontà e l’applicazione di questa disposizione dovrebbe impedire di contrarre matrimonio a ragazze giovanissime.

Adesso sarà compito del governo di Harare far conoscere alle tante comunità locali, dove il fenomeno delle spose-bambine è più ricorrente, la nuova normativa che senza distinzione di sessi equipara i diritti dei giovani, in un paese in cui un terzo delle ragazze si sposa prima dei 18 anni e il 4% addirittura sotto i 15 anni.

La decisione dello Zimbabwe è stata la prima del suo genere in Africa sub-sahariana, dove si stima che il 40% delle ragazze sposate siano minorenni, con picchi come in Niger dove la percentuale arriva al 76%.

Alla fine dello scorso anno, l’Unicef ha stilato il rapporto A Profile of Child Marriage in Africa, che ha evidenziato l’entità del problema nel continente e sottolineato l’urgenza di adottare provvedimenti efficaci.

Il report indica come il fenomeno stia registrando una costante crescita e se non si ricorrerà a misure idonee, entro il 2050 le spose-bambine raddoppieranno e l’Africa diventerà il primo continente nel mondo a detenere questo infausto primato.

Le ragioni dei matrimoni precoci sono complesse e includono il fatto che nel diritto consuetudinario, l’età in cui prendere marito non è precisata, ma viene collegata al periodo della pubertà, durante il quale le ragazze raggiungono la maturità sessuale e la capacità riproduttiva.

Il matrimonio di giovani ragazze è molto diffuso anche in Mozambico, dove sposarsi è legale a partire dai 18 anni, scendendo a 16 con il consenso dei genitori. Ma molte ragazzine si ritrovano sposate per consuetudine senza aver raggiunto la maggiore età, a volte anche prima dei 15 anni, restando subito incinte.

Anche in Burkina Faso, il matrimonio precoce è un fenomeno estremamente diffuso, soprattutto nelle zone rurali. La differenza di età tra una ragazza e il suo futuro coniuge può essere enorme. In alcuni casi, la sposa può avere tra i trenta e i cinquant’anni in meno di suo marito.

Senza contare, che tale pratica priva i minori della possibilità di ricevere una formazione e un’istruzione adeguate, e per quanto riguarda le bambine le espone a elevati rischi di abusi sessuali, oppure a gravi lesioni e in alcuni casi alla morte durante il parto.

Il dibattito sul matrimonio contratto in giovanissima età imperversa da anni in Sudafrica, dove la degenerazione del fenomeno ha registrato molti casi di matrimonio per rapimento, in altre parole, una forma di matrimonio forzato in cui la donna, dopo essere stata rapita e stuprata da un uomo è poi considerata sua moglie.

I rapitori affermano di praticare l’ukuthwala, un’antica pratica coniugale xhosa che ancora non ha una chiara traduzione in inglese. Alcuni credono che significhi “matrimonio forzato” mentre altri lo interpretano come “concordato”.

Tuttavia, secondo Aubrey Mdazane, ricercatore presso la Commissione per i diritti umani del Sudafrica, la pratica ha poco a che fare con i matrimoni forzati o concordati, e storicamente non aveva niente in comune con rapimenti e violenze domestiche.

In molti casi, il sequestro delle giovani è giustificato dalla dote pagata ai genitori, ma si tratta di una forzatura dell’ilobolo, un’usanza tradizionale dell’Africa australe in base alla quale l’uomo paga la famiglia della fidanzata per avere la sua mano.

Tale tradizione, però, si è consolidata nel tempo come una forma di rispetto e rassicurazione del pretendente nei confronti dei genitori della sposa.

Resta il fatto, che uno dei motivi principali che induce molte famiglie africane ad acconsentire al matrimonio delle figlie in giovanissima età è la povertà.

Di conseguenza, il pagamento della dote costituisce un incentivo, che non dovrebbe rendere i genitori vessati dall’indigenza complici di questo drammatico fenomeno.

Scritto per Eastonline

Categorie: Diritti umani, Zimbabwe | Tag: , , , | Lascia un commento

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