I sintomi, le cause di contagio e i reali pericoli del virus Zika

L’ultima minaccia alla salute globale, fortemente rilanciata dai media, è l’infezione da virus Zika. Si tratta di un agente patogeno identificato per la prima volta nel 1947, in alcune scimmie nella foresta ugandese; mentre le prime infezioni umane sono state segnalate nel 1952 sempre in Uganda e in Tanzania. Piccole epidemie si sono verificate in passato in Africa, Americhe, Asia e Pacifico.

Lo Zika è un arbovirus trasmesso dalla zanzara del genere Aedes. La trasmissione dell’infezione è anche possibile dalla donna in gravidanza al feto e in caso di infezione acquisita al termine della gestazione, c’è il rischio che il neonato possa aver contratto il virus alla nascita. È stata anche descritta raramente la trasmissione tramite trasfusioni di sangue e rapporti sessuali.

Dopo un periodo di incubazione di tre-dodici giorni l’infezione può manifestarsi con febbre, cefalea, atromialgie, congiuntivite ed eruzione cutanea. Il quadro clinico è comunque di solito di modesta entità, tanto che non sono stati segnalati casi fatali.

Sono state descritte complicanze neurologiche e autoimmuni, come la sindrome di Guillain-Barré. Si suppone anche che molti casi di infezione decorrano in maniera asintomatica, contribuendo però al diffondersi dell’epidemia.

Il metodo migliore per la diagnosi è la ricerca del genoma del virus nel sangue, mentre i test sierologici per la ricerca degli anticorpi possono risultare falsamente positivi in caso di infezione da virus simili come la Dengue, West Nile e la febbre gialla.

Non esiste nessun trattamento specifico, ma solo trattamento di supporto per i casi più gravi, comunque rari. La prevenzione si basa sulla riduzione delle zanzare e sulla protezione dalle punture.

Nel 2013, si è verificata un’epidemia in Polinesia francese che è arrivata ad interessare l’11% della popolazione, estendendosi ai paesi vicini. Mentre, nel 2014, si sono svolti in Brasile i Mondiali di calcio e altre importanti manifestazioni sportive cui hanno partecipato anche molti atleti e spettatori provenienti da paesi interessati dall’epidemia. Nel maggio 2015, è stato identificato il primo caso in Brasile, dove ad oggi si stima che il virus abbia colpito circa un milione di persone.

Negli ultimi mesi l’infezione è stata riscontrata in altri 22 paesi della regione e dei Caraibi. Casi sporadici, tutti di importazione, si sono registrati negli Usa e in Europa. In Italia sono stati accertati quattro casi nel 2015, uno dei quali diagnosticato a Firenze. I paesi dove si sono registrati casi autoctoni negli ultimi nove mesi sono consultabili al seguente indirizzo: Countries and territories with local Zika transmission.

Purtroppo, contemporaneamente si è verificato un eccezionale aumento dei casi di gravi anomalie neurologiche neonatali, in particolare la microcefalia, una malformazione in cui il cranio è eccessivamente piccolo e che spesso è associata a danni cerebrali.

L’allarme è scattato a dicembre, quando dei medici del Pernambuco, uno degli stati nordorientali del Brasile, hanno notato un forte aumento di neonati con microcefalia. Nei successivi quattro mesi, i casi di microcefalia sono stati più di 3.500, mentre tra il 2009 e il 2014 erano in media meno di duecento all’anno.

Gli scienziati americani dei Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie, l’organismo di controllo sulla sanità pubblica statunitense, hanno inoltre trovato il virus in quattro feti o neonati con microcefalia morti in utero o poco dopo la nascita, mentre alcuni ricercatori brasiliani l’avevano già trovato nel liquido amniotico di donne con feti microcefali.

Per dimostrare il nesso causale tra infezione e microcefalia (la stessa definizione di microcefalia al momento è piuttosto generica), sono necessari studi retrospettivi e il monitoraggio di gruppi numerosi di donne in gravidanza, ma nel frattempo è giustificato agire con prudenza.

Per questo, in mancanza di un vaccino e una terapia efficace il governo brasiliano sta mettendo in atto una massiccia campagna di prevenzione, mobilitando persino l’esercito.

L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), riunitasi sul tema lo scorso primo febbraio, ha stabilito che il nesso tra l’epidemia di Zika virus (Zikv) e l’aumento dei casi di microcefalia è fortemente sospetto e che pertanto l’infezione è da ritenersi un’emergenza di sanità pubblica di rilievo internazionale.

L’Oms ha pertanto stabilito di rafforzare la sorveglianza su microcefalia e sindrome di Guillain-Barré e lo studio dei nessi causali con lo Zika virus. Altre misure da adottare sono la standardizzazione delle diagnosi dei casi di infezione e la raccolta dei dati epidemiologici, la riduzione dei vettori e l’implemetazione delle misure di protezione individuale nelle popolazioni a rischio, soprattutto nelle donne gravide.

Sulla scorta della situazione epidemiologica internazionale e del possibile ruolo di Zikv nella genesi della microcefalia, il nostro ministero della Salute ha pubblicato le raccomandazioni per la prevenzione ed il controllo dell’infezione.

In Italia, l’Aedes albopictus, conosciuta come zanzara tigre, è largamente diffusa ed è competente per la trasmissione di Zikv. Per evitare la diffusione del virus nelle zanzare locali (come accadde per l’epidemia di chikungunya in Emilia Romagna nel 2007), si ribadisce l’importanza della prevenzione delle punture di insetto per i viaggiatori in paesi dove circola il virus e dello screening precoce per i viaggiatori che presentino sintomi entro tre settimane dal rientro.

Le donne in gravidanza dovrebbero consultare il proprio medico prima di partire per aree a rischio e dovrebbero sottoporsi a visita di controllo al rientro, indipendentemente dalla presenza di sintomi.

Gli esperti prevedono un aumento dei casi in Brasile nei prossimi mesi a meno di mettere in atto misure di prevenzione e il fatto che il paese latino-americano ospiterà i Giochi olimpici, rappresenta un ulteriore fattore di rischio per il diffondersi dell’epidemia in altri paesi.

Il riscaldamento globale, inoltre, potrebbe favorire il diffondersi dei vettori e la loro vitalità per un periodo maggiore durante l’anno, aumentando il rischio di trasmissione di infezioni.

Senza sensazionalismi e con approccio scientifico è necessario continuare a seguire l’andamento dell’epidemia, chiarirne gli aspetti ancora dubbi e seguire le indicazioni degli esperti.

Scritto da Alberto Farese, infettivologo, Azienda ospedaliero-universitaria di Careggi (Fi) ed Enrico Tagliaferri, infettivologo, Azienda ospedaliero-universitaria pisana

Bibliografia

World Health Organization. Zika virus. Fact sheet updated January 2016

Almendrala A.Una guida illustrata alla diffusione del virus Zika. L’Huffington Post, 29.01.2016

Cos’è il virus Zika e perché è difficile fermarlo. Internazionale.it (da The Economist), 26.01.2016

Who statement on the first meeting of the International Health Regulations (2005) (Ihr 2005)Emergency Committee on Zika virus and observed increase in neurological disorders and neonatal malformations. WHO statement, 1 February 2016

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