Mutilazioni, stupri e omicidi: il dramma degli albini d’Africa

L’albinismo è una condizione patologica di carattere ereditario, dovuta ad una mutazione genetica che impedisce di sintetizzare i pigmenti melaninici necessari alla normale colorazione cutanea. Sebbene a livello mondiale si stima che ne sia affetta una persona su 17mila, nell’Africa orientale l’incidenza arriva a circa un albino ogni 1.500 abitanti.

La vita per molti giovani africani nati con questa anomalia metabolica ereditaria è davvero difficile, perché povertà e ignoranza inducono le popolazioni rurali a rifugiarsi nella superstizione, che ritiene gli albini portatori di malocchio o al contrario dotati di poteri magici.

A causa di questa credenza, in alcune zone nell’est del continente gli albini vengono considerati come una punizione divina, mentre in altre aree le parti del corpo sono usate come talismani o ingredienti per creare “miracolose” pozioni in grado di guarire da malattie e far prosperare gli affari.

Tutto ciò comporta che gli albini siano vittime di attacchi, omicidi e mutilazioni. Per esempio, la convinzione che avere un rapporto sessuale con un albino possa curare l’aids, sfocia spesso in stupri anche nei confronti di bambini.

Nell’ultimo decennio, le aggressioni sono aumentate diffondendosi anche nelle zone urbane e secondo i dati forniti da Under the Same Sun, organizzazione non-profit canadese impegnata nella difesa dei diritti degli albini, almeno 166 persone sono state uccise e 273 aggredite in 25 diverse nazioni africane.

Numerosi episodi di violenza si sono registrati anche in un altro paese dell’Africa orientale: il Malawi, dove la polizia dall’inizio del 2016 ha registrato 55 attacchi nei confronti di albini. Mentre lo scorso anno nell’ex protettorato britannico sono stati denunciati numerosi rapimenti di persone affette da albinismo, che hanno provocato la morte di almeno undici di loro.

Per monitorare la situazione, una squadra di osservatori del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite dal 18 al 29 aprile scorso si è recata nel piccolo paese africano. Le conclusioni tratte al termine della missione dalla nigeriana Ikponwosa Ero, esperta indipendente dell’organismo delle Nazioni unite per i problemi legati all’albinismo, sono a dir poco drammatiche.

Secondo la Ero, la situazione attuale costituisce una crisi inquietante nelle sue proporzioni. Lo dimostrano i circa 10mila albini malawiani che rischiano l’estinzione a causa del costante aumento degli omicidi. Omicidi rituali perpetrati per vendere le loro parti del corpo al mercato nero e poi usarle in riti di stregoneria, per le loro presunte qualità magiche.

La signora Ero, lei stessa affetta da albinismo, ha poi aggiunto che anche nella morte gli albini non possono riposare in pace, perché i loro resti vengono razziati dai cimiteri.

L’esperta dell’Onu non ha mancato di sottolineare che alla base delle violenze sugli albini ci sono motivazioni economiche. Lo confermerebbe anche quanto avviene in Malawi, uno dei paesi più poveri del mondo, dove la vendita delle parti del corpo delle persone affette da albinismo è un business spesso considerato molto redditizio.

Negli stessi giorni in cui gli osservatori delle Nazioni Unite si trovavano in Malawi, la polizia ha scoperto nei dintorni della capitale Lilongwe un cadavere di una ragazza di 21 anni, uccisa perché albina. Dal corpo, trovato chiuso in un sacco e seppellito in una fossa, mancavano alcune ossa, probabilmente asportate poiché ritenute utili per compiere riti di magia nera.

Gli agenti hanno arrestato dieci persone accusandole del crudele delitto. Il principale sospettato è lo zio della vittima, un uomo di 38 anni, che insieme ai suoi complici avrebbe trascinato la giovane in una fattoria per poi ucciderla.

Secondo il portavoce della polizia locale, Kondwani Kandiado, probabilmente gli assassini avrebbero agito perché hanno saputo che le ossa degli albini possono procurare molto denaro.

Ma il paese africano nel quale in assoluto le persone affette da albinismo vivono la situazione più drammatica è la Tanzania, dove sempre Under the Same Sun, ha rilevato che lo scorso anno si sono verificati un totale di 160 atti di violenza contro di loro, tra cui 76 omicidi.

Il paese insieme al Burundi, Kenya, Repubblica democratica del Congo, Mozambico, Sudafrica e Swaziland fa parte del circuito “commerciale” dove vengono vendute le parti del corpo mutilate agli albini.

Inoltre, la Tanzania registra una percentuale molto elevata di persone con questa condizione rispetto ai paesi più sviluppati. La causa principale di questa larga diffusione della patologia sarebbe riconducibile alla consanguineità. Infatti, tutti gli albini dovendo vivere isolati a causa delle persecuzioni, si sposano tra loro e hanno figli.

Anche il cinema ha dedicato attenzione alla tragica situazione di violenza nei confronti degli albini nei Paesi africani. Film come “White Shadow” di Noaz Deshe, vincitore nel 2013 del Premio Opera Prima al Festival di Venezia, o “In the shadow of the sun” di Harry Freeland, miglior documentario al One World Media Awards 2013, hanno sconvolto le giurie e hanno fatto conoscere al grande pubblico questa crudele realtà.

Scritto per Eastonline

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Categorie: Diritti umani | Tag: , , , | Lascia un commento

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