L’Africa, nuova priorità della politica estera italiana

L’Italia ha una nuova priorità in politica estera: l’Africa. Il governo guidato da Matteo Renzi è stato molto chiaro a proposito, individuando nel continente nero una delle principali direttrici delle relazioni internazionali del nostro paese. Una decisa sterzata culminata nell’organizzazione della Conferenza ministeriale Italia – Africa, svoltasi a Roma lo scorso 18 maggio.

Si è trattato di un’occasione unica, che ha registrato la presenza di rappresentanti di livello ministeriale da oltre cinquanta paesi africani, offrendo all’Italia l’opportunità di ribadire questa sua nuova direzione di politica estera e conquistare l’appoggio degli Stati del continente nella corsa a un seggio non permanente al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Avvicinare l’Africa dal punto di vista italiano, non significa solo sostenere una regione in via di sviluppo, ma rispondere anche a interessi nazionali concreti. Una caratteristica che spesso è mancata in una politica estera italiana troppo sotto traccia.

Il premier Renzi ha fatto dell’Africa la meta di ben tre viaggi negli ultimi due anni, fatto mai accaduto in settant’anni di storia repubblicana. Nel 2014, il presidente del Consiglio ha visitato Congo-Brazzaville, Angola e Mozambico.

Questi ultimi due paesi sono ritenuti importanti player in Africa Meridionale:  l’Angola per le sue riserve petrolifere e il Mozambico per il suo recente ingresso nel mercato del gas naturale. Non è dunque un caso, che l’Eni rappresenti una presenza costante al fianco del nostro governo in questa fase di approfondimento delle relazioni con il continente.

Il 2015 ha visto invece Renzi dare priorità all’Africa orientale, una delle aree economicamente più dinamiche dell’area, con una visita in Etiopia e Kenya, i principali mercati regionali. Infine, pochi mesi fa, il governo ha scelto di approfondire i legami con alcuni paesi dell’Africa occidentale: Nigeria, Ghana e Senegal.

La Nigeria è oggi la prima economia africana (almeno per quanto riguarda la misura del Pil) e con il nuovo presidente Muhammadu Buhari si sta impegnando concretamente nella lotta contro Boko Haram. Il Ghana sta affrontando alcune difficoltà economiche, ma rimane uno dei paesi più attrattivi della regione, mentre il Senegal è uno degli Stati con le relazioni più consolidate con Roma, grazie anche alla folta comunità senegalese presente in Italia.

Le visite di Renzi coprono le principali regioni dell’Africa rendendo evidente sia la volontà di instaurare saldi legami con il continente (si veda anche la presenza dell’Unione africana alla Conferenza di Roma), sia quella di superare una consolidata politica di relazioni con il Nord Africa, che poneva in secondo piano le aree a sud del Sahara. Questo quadro comprensivo è stato completato anche dalla visita del presidente della Repubblica Sergio Mattarella in Etiopia e Camerun.

Sebbene il governo rivendichi prontamente la necessità di valorizzare i fondi per lo sviluppo, anche in virtù dell’approvazione, nell’agosto 2014, di una nuova legge sulla cooperazione, che prevede una più stretta collaborazione con il settore privato e la diaspora, la svolta verso l’Africa prevede anche interessi nazionali nemmeno troppo celati.

Innanzitutto, il governo è convinto che un fenomeno strutturale come quello migratorio che sta investendo l’Italia e l’Europa non possa essere affrontato senza un’effettiva collaborazione con i paesi africani di origine e transito di molti flussi.

Va in questa direzione la decisa presenza italiana al vertice de La Valletta e la proposta del Migration Compact, che intende proporre una soluzione strutturale alla crisi, rispetto a soluzioni estemporanee e discutibili come l’accordo con la Turchia (appoggiato comunque dal governo Renzi).

Il rafforzamento della presenza diplomatica in Africa però giova anche alla posizione europea dell’Italia, che si attende un maggior riconoscimento dai partner proprio grazie a contributi come il Compact. Convincere i paesi africani della bontà di queste proposte non basterà però a portare dalla propria parte la Germania e altri Stati europei, a dir poco scettici su molti aspetti, a partire dagli eurobond (Common EU Migration Bondsper finanziarie le politiche migratorie.

Crescita economica, sostenibilità e sviluppo, lotta al terrorismo, regolazione dei flussi migratori: l’Africa è una nuova priorità italiana, ma fin dal Consiglio europeo di giugno sarà necessario convincere l’Ue a fare propria questa nuova prospettiva.

Fonte: Rivista Europae 

Categorie: Politica, Risorse energetiche | Tag: , , , | Lascia un commento

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