Migranti, il Parlamento europeo sostituisce la Frontex

Il Parlamento europeo, martedì scorso, ha approvato un nuovo organismo per la difesa delle frontiere e delle coste europee da immigrazione e terrorismo, che si affiancherà alle autorità nazionali per sorvegliare mari e confini e far fronte agli straordinari flussi di migranti.

Il nuovo sistema di controllo prevede la trasformazione dell’attuale Agenzia Ue Frontex nell’Agenzia europea per le Frontiere e la Guardia costiera, che si propone di garantire un elevato livello di sicurezza interna nell’Unione senza mettere a rischio la libera circolazione delle persone.

La struttura della nuova Agenzia

L’Agenzia continuerà ad avere sede in Polonia e disporrà di 1.500 guardie di frontiera pronte a intervenire nel caso di cattiva gestione dei confini da parte di uno Stato membro. E inoltre, entro il 2020, potrà contare su un organico raddoppiato.

Le nuove misure approvate da Bruxelles prevedono in aggiunta, che nel caso lo Stato membro si trovasse in difficoltà, a causa di flussi migratori particolarmente pressanti, rifiutandosi di cooperare con la nuova agenzia e minacciando così il corretto funzionamento della zona Schengen, gli altri Stati dell’Ue possono reintrodurre controlli interni delle frontiere fino a sei mesi e massimo per tre volte.

Praticamente, si autorizza il singolo Stato a proteggersi da solo in un ipotetico scenario d’emergenza, un provvedimento certamente concepito in relazione alle recenti posizioni al limite della xenofobia, assunte da alcuni paesi comunitari come l’Ungheria, che ha costruito un muro anti-immigrati lungo il confine con la Serbia.

Un analogo approccio è stato assunto anche dall’Austria, che ha minacciato di chiudere il valico del Brennero. Tali posizioni hanno dunque prodotto degli effetti a livello legislativo.

Tutto questo, mentre alla vigilia del summit dei capi di Stati e di governo europei, tenuto lo scorso 28 e 29 giugno, oltre cento organizzazioni umanitarie e no-profit condannavano duramente con un documento congiunto la recente proposta della Commissione europea, New Migration Partnership Framework, per la gestione dei flussi migratori.

Una strategia inefficace

Sotto accusa è l’intera strategia che condiziona la concessione di aiuti allo sviluppo e la stipula di accordi commerciali ed economici con paesi terzi al controllo e alla repressione dei flussi migratori. Tradotta in pratica: “soldi in cambio del blocco dei migranti”.

Nella sostanza il medesimo approccio adottato lo scorso marzo nell’accordo Ue – Turchia, finora rivelatosi piuttosto debole ed ampiamente sbilanciato verso Ankara, cui viene delegata la gestione del problema migranti nonostante la scarsa efficienza dimostrata in materia e la mancanza di garanzia dei diritti civili nel paese.

Forse i sei miliardi di aiuti concessi alla Turchia per ridurre il flusso dei migranti verso l’Europa potevano essere investiti in altri progetti, ma le divisioni e le diatribe fra i vari paesi dell’Unione non hanno probabilmente permesso di raggiungere accordi migliori di questo, senza dimenticare la proposta del migration compact avanzata dal governo italiano, di cui sta discutendo in questo periodo.

L’East Forum 2016

Una crisi tanto complessa e articolata ha bisogno di risposte efficaci e immediate. Ed è in questa direzione che il prossimo 14 luglio, l’East Forum 2016 orienterà i suoi lavori, cercando di contribuire al dibattito europeo ed internazionale sull’argomento.

Il Forum, che si terrà presso gli spazi di Roma Eventi Piazza di Spagna, intende mettere in evidenza le opportunità che si aprirebbero per l’Europa, sotto molteplici punti di vista, nel caso riuscisse a dare una risposta coesa ed efficace al fenomeno migratorio.

L’importante evento tenterà di assolvere al non facile compito di fornire tale risposta attraverso una discussione aperta e approfondita tra autorevoli relatori, tra i quali figurano il sogiologo Zygmunt Bauman, Il presidente Romano Prodi, il commissario europeo per le Migrazioni Dimitris Avramopoulos, la presidente di Eurojust Michèle Coninsx e la co­presidente dell’Ecfr Emma Bonino.

Un dibattito corale e altamente qualificato per dimostrare che il flusso dei migranti può essere un’importante opportunità per migliorare le prospettive demografiche ed economiche del continente europeo, che continua ad invecchiare rapidamente. E allo stesso tempo, per evidenziare come la crisi in corso mette l’Europa di fronte alla necessità di trovare soluzioni comuni per affrontare una sfida di dimensioni globali.

La convinzione di fondo che guiderà i lavori del Forum è che l’Ue sia dinanzi ad una sfida che avrà un impatto decisivo e di lungo termine sul suo futuro e sul suo ruolo nel mondo: una nuova Europa sarà definita dalle risposte che verranno date alla massiccia crisi migratoria.

Un’Europa che dovrà dimostrarsi di essere in grado di raccogliere l’eredità dei suoi padri fondatori e ascoltare i suoi cittadini, costruendo strategie partecipate capaci di abbattere i muri dell’intolleranza e non di innalzarli.

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