Skekau o al-Barnawi? Chi è il vero leader di Boko Haram

Nei giorni scorsi, il network jihadista africano è stato caratterizzato dalla disputa relativa alla leadership di Boko Haram o meglio la wilaya (provincia) dell’Africa occidentale dello Stato islamico (Iswap), come è stato rinominato il gruppo nigeriano dopo l’adesione al Califfato avvenuta il 7 marzo 2015.

La controversia è sorta dopo l’annuncio pubblicato lo scorso 2 agosto sul numero 41 di Al Nab’a, una delle riviste dello Stato Islamico dove è apparsa un’intervista ad Abu Musab al-Barnawi, che rivendica di essere il nuovo wali (governatore) dell’Iswap.

Dal gennaio 2015, al-Barnawi era indicato come il portavoce di Boko Haram e, secondo alcuni giornalisti nigeriani, sarebbe il figlio dello stesso fondatore e guida spirituale del gruppo, Ustaz Mohammed Yusuf, ucciso nel luglio 2009, dopo essere stato catturato dalle forze di sicurezza nigeriane.

Ai vertici del gruppo, da sette anni c’è Abubakar Shekau, che era apparso l’ultima volta in video nell’agosto del 2015. Lo scorso 24 marzo, Shekau aveva registrato un altro filmato in cui dichiarava la resa di Boko Haram, ma la scarsa qualità delle immagini e il fatto che non fosse stato condiviso sui canali social del Califfato avevano posto seri dubbi sulla sua autenticità.

Il sito web del Site Intelligence Group, la società statunitense che monitora regolarmente account e forum del jihadismo internazionale, ha tradotto sia l’intervista di al-Barnawi pubblicata su Al Nab’a sia la replica in arabo e hausa di Shekau.

È interessante che al-Barnawi tenti di attenuare l’immagine del suo gruppo, impegnandosi a porre fine agli attacchi alle moschee e ai mercati frequentati dai musulmani, che sono diventati un marchio dei jihadisti nigeriani.

Respinge anche l’affermazione che i suoi combattenti siano kharigiti, termine usato come sinonimo di “estremisti” e spesso utilizzato dai qaedisti per descrivere chi aderisce allo Stato Islamico.

Il nuovo leader dichiara inoltre che la presenza dell’Isis in quest’area del continente è in costante espansione e definisce la guerra contro gli Stati africani “il jihad dei musulmani contro gli apostati e i crociati”.

Nella sua replica, Shekau smentisce di essere stato rimosso dalla guida di Boko Haram, ma ribadisce al contempo totale fedeltà al califfo Abu Bakr al-Baghdadi. Critica poi al-Barnawi per non essere abbastanza radicale, sostenendo che rifiuta di accusare gli altri musulmani di apostasia anche quando sono chiaramente colpevoli.

Il rincrescimento di Shekau è evidente in tutto il messaggio audio, soprattutto quando afferma di aver inviato otto lettere ad al-Baghdadi per spiegare che al-Barnawi non è altri che un “infedele” che predica “false credenze”. A quanto pare, però, non avrebbe mai ricevuto risposta alle sue missive.

Il destino di Shekau è stato un mistero per mesi, ma ipotizzando che l’ultimo messaggio audio sia autentico, Shekau sarebbe ancora vivo e molto contrariato per essere stato sostituito alla guida del gruppo.

C’è anche da tener conto che la nomina del nuovo leader arriva in un momento di estrema difficoltà per gli estremisti islamici, che sotto l’offensiva della forza multinazionale congiunta (Mnjtf), negli ultimi quindici mesi ha perso molto del territorio che aveva conquistato nel nord-est della Nigeria.

Secondo l’autorevole magazine Jeuneafrique, l’organizzazione è ormai divisa al suo interno tra la fazione che continua a richiamarsi al fondatore Yusuf, stanziata nelle storiche roccaforti situate nella foresta di Sambisa e nei monti Mandara, e l’ala ‘maggioritaria’, concentrata nelle isole e lungo le rive del lago Ciad, che ha abbracciato la causa dello Stato Islamico e che risponde al nuovo leader Abu Musab al-Barnawi.

D’altra parte, se Shekau è ancora vivo e non è più il wali di Iswap, si professa comunque come il capo della Jama’at Ahl al-Sunnah Wal Jihad Lil Dawa, il nome per esteso con cui in Nigeria è conosciuto Boko Haram. Resta da capire quanto è forte la sua fazione e chi prevarrà in questa faida interna che ha provocato la sua repentina sostituzione.

Scritto per Nigrizia 

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