La Nigeria è di nuovo la principale economia dell’Africa

Nonostante le attuali difficoltà che ne stanno penalizzando la crescita, la Nigeria è di nuovo la principale economia dell’Africa. Lo rileva l’ultimo World Economic Outlook del Fondo monetario internazionale capovolgendo i dati dello scorso agosto, quando la nazione africana aveva perso la prima posizione a vantaggio del Sudafrica. Il sorpasso era stato determinato dal ricalcolo del prodotto interno lordo della Nigeria, che nel mese di giugno aveva introdotto un regime di cambi flessibili.

Tale regime ha svalutato la naira del 30% generando una diminuzione del Pil di circa 150 miliardi, mentre il rand sudafricano si apprezzava nei confronti delle principali valute. La nuova rilevazione dell’istituto di Washington calcola il Pil della Nigeria a 415,08 miliardi di dollari, da 493,83 miliardi di dollari nel 2015, mentre quello del Sudafrica è sceso a 280,36 miliardi di dollari, da 314,73 miliardi di dollari nel 2015.

Il Fondo monetario ha anche previsto che l’economia nigeriana crescerà dello 0,6% nel 2017, una percentuale ridotta che però consentirà di portare il paese fuori dalla recessione ufficialmente dichiarata. Sempre nel prossimo anno, è stimato un aumento dei prezzi al consumo del 17,1%, mentre è previsto un ulteriore calo equivalente allo 0,4% del saldo corrente del bilancio nigeriano.

Nella sua valutazione in generale sull’Africa sub-sahariana, l’istituzione di Bretton Woods rileva un aumento della crescita a più velocità e rivede al ribasso le proiezioni sulla crescita africana per l’ultimo trimestre del 2016. Un dato che riflette le difficili condizioni macroeconomiche che interessano le maggiori economie dell’area, prima tra tutte la Nigeria, dove la revisione in negativo delle proiezioni si è basata sulla progressiva contrazione dell’economia. Una fase provocata da vari fattori, tra i quali si evidenziano la netta diminuzione della produzione di greggio nigeriano, la carenza di valuta estera derivante dalle minori entrate del petrolio, la riduzione della produzione di energia e il calo della fiducia degli investitori.

Negli ultimi mesi, sono state espresse diverse previsioni su quando l’economia del paese uscirà dal tunnel della recessione. In maniera ottimistica, due settimane fa, il governatore della Banca centrale della Nigeria, Godwin Emefiele, aveva previsto entro la fine di quest’anno, specificando che la rapida ripresa sarebbe stata favorita dalle nuove misure messe in atto dalle autorità monetarie e dal governo federale. Tra le quali è inclusa la creazione di un fondo strutturale per attirare gli investimenti privati, migliorare la produttività interna e stimolare la crescita economica. Le previsioni di Emefiele sembrano però smentite dall’agenzia di rating Moody’s, secondo cui la Nigeria sarà fuori dall’attuale sfavorevole congiuntura economica solo nel 2017.

La notizia della riconquista del primato economico in Africa da parte della Nigeria ha attirato l’attenzione degli analisti, che sono apparsi sostanzialmente indifferenti alla rilevazione del Fmi, almeno fino a quando gli indici di misurazione non saranno integrati con nuovi parametri.

Secondo il direttore esecutivo del settore Corporate Finance di BGL Capital Ltd, Femi Ademola, «come non è stato importante che due mesi fa la Nigeria era stata superata dal Sudafrica, allo stesso modo influisce ben poco sul suo sviluppo che adesso sia di nuovo la prima economia in Africa». Pur riconoscendo che il primato economico potrebbe attrarre investitori, Ademola sottolinea che «gli indicatori utilizzati ai fini della statistica sono il tasso di disoccupazione, il Pil pro capite, il livello di inflazione, il livello di sviluppo delle infrastrutture, la produttività interna e la stabilità del tasso di cambio».

L’analista finanziario ha quindi osservato che “per aumentare l’attendibilità della rilevazione dovrebbero essere inclusi anche altri indicatori di sviluppo, come il livello di iscrizione alla scuola, l’accesso ai servizi sanitari e al finanziamento e la disponibilità di beni di prima necessità come le abitazioni”. Per questo, Ademola è molto dubbioso nel ritenere che sulla base di questi parametri la Nigeria sia la prima economia dell’Africa”.

Le proiezioni del Fondo monetario sul Pil del Sudafrica restano invece invariate a causa dell’incertezza politica che sta creando tangibili difficoltà nell’introduzione di nuove norme per favorire gli scambi commerciali. Inoltre, il report evidenzia che fino al prossimo anno la nazione dell’Africa australe non registrerà alcuna ripresa, in conseguenza del crollo del prezzo delle materie prime e della gravissima siccità che l’ha colpita.

Allo stesso modo della Nigeria, anche l’economia dell’Angola, secondo più grande produttore di greggio dell’Africa, è fortemente interessata dalla vistosa riduzione delle entrate derivate dalle esportazioni di petrolio. Il Pil della nazione lusofona per quest’anno non è destinato ad aumentare e registrerà una debole crescita solo nel 2017.

Al contrario dei paesi esportatori di greggio, le previsioni di crescita per quelli che hanno un’economia meglio diversificata, come Costa d’Avorio, Etiopia, Kenya e Senegal, convergono su un’espansione piuttosto significativa equivalente a oltre il 5% nel 2016. Oltre a beneficiare del basso prezzo del petrolio, questi Stati registrano un sensibile aumento dei consumi e degli investimenti, evidenziando come l’eccessiva dipendenza dalle esportazioni di materie prime o da singoli settori dell’economia costituisca un ostacolo decisivo allo sviluppo.

Categorie: Economia | Lascia un commento

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