Jihad in Sahel: le incognite sulla Forza congiunta del G5

L’emergenza del terrorismo jihadista nel Sahel sahariano diventa sempre più pressante, come indica il recente aumento degli attentati rivendicati dalla nuova sigla “Gruppo dei difensori dell’Islam e dei musulmani”. La risposta è una neonata forza militare congiunta, forte di aiuti francesi e dell’Unione europea, oltre che dell’unanimità con cui il Consiglio di Sicurezza ha approvato la risoluzione 2359, che ne legittima il dispiegamento.

L’ultimo attacco è avvenuto la notte tra sabato e domenica scorsi in Mali, a circa venti chilometri dalla frontiera con il Burkina Faso. Obiettivo dei jihadisti: i posti di blocco dell’esercito maliano a difesa della gendarmeria, della caserma di polizia e della dogana di Benena, piccola località rurale nei dintorni della città di Tominian, nella regione di Ségou.

L’attentato respinto dalle forze di sicurezza locali è stato concepito sul medesimo modello di quello che mercoledì scorso a Midal, nella regione nigerina di Tahoua, al confine con il Mali, era costato la vita a cinque militari. Quest’ultimo è stato rivendicato domenica scorsa dal “Gruppo dei difensori dell’Islam e dei musulmani”, guidato dal ribelle tuareg maliano Iyad Ag Ghali, che nel comunicato in cui si è attribuito la responsabilità dell’azione, specifica che ai militari sono stati sottratti quattro veicoli, dotatati di missili antiaerei, missili terra-terra e armi leggere.

Il gruppo, nato il 2 marzo scorso come risultato della fusione tra le maggiori
formazioni armate d’ispirazione jihadista attive nell’area sotto la guida di al-Qaida nel Maghreb islamico (Aqmi), è lo stesso che ha rivendicato l’attacco in Mali dello scorso 18 giugno contro il resort turistico Le Campement Kangaba, a est della capitale Bamako.

Il susseguirsi di attentati contro le postazioni dell’esercito maliano e contro la missione delle Nazioni Unite in Mali (Minusma) dimostrano che la nuova organizzazione jihadista sta cercando d’imporre la sua presenza sul territorio. L’aumento degli attentati nel Sahel, alla fine di giugno, ha indotto il presidente Idriss Deby Itno a minacciare il ritiro delle truppe del Ciad dalla Minusma e a non partecipare alla forza congiunta antiterrorismo G5-Sahel (Mauritania, Niger, Ciad, Mali e Burkina Faso).

L’uomo forte di N’Djamena in un’intervista congiunta a Rfi-Tv5-Le Monde ha spiegato che «il suo paese è un piccolo paese privo di mezzi, che ha conosciuto enormi problemi economici nella sua storia recente e che se non riceverà un adeguato supportato finanziario sarà obbligato a ritirare le truppe impegnate nella fascia saheliana»…

** Continua la lettura su Nigrizia.it

Categorie: Conflitti, Terrorismo | Lascia un commento

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