Giornata contro l’Aids: a che punto siamo con le cure?

Giornata AidsOggi si celebra la 29esima Giornata mondiale contro l’Aids per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla lotta alla diffusione del virus, ma anche per evidenziare gli sviluppi sullo stato della prevenzione e delle cure. In molte regioni del mondo il tasso di infezioni è diminuito, ma dagli ultimi studi emerge che molti malati non hanno ancora accesso ai farmaci antiretrovirali, indispensabili per sopprimere la riproduzione della viremia.

La giornata mondiale contro l’Aids offre l’opportunità di fare il punto sui progressi della ricerca scientifica ma anche sullo stato attuale della prevenzione e dell’ informazione. Senza dimenticare, un altro aspetto determinante nella lotta all’Aids: l’adozione di politiche mondiali più giuste che consentano l’accesso ai farmaci per tutti. Da quando fu identificato nel 1981, l’Aids ha provocato più di 36 milioni di morti e per non incrementare il drammatico bilancio è estremamente importante garantire il diritto a cure adeguate a tutti i 36,7 milioni di uomini e donne attualmente affette da Hiv.

Come rilevato nel nuovo report Right to Healt, presentato lo scorso 20 novembre in Sudafrica e realizzato da Unaids, 15,8 milioni, equivalenti al 43%di questo enorme numero di contagiati, non hanno ancora accesso ai farmaci antiretrovirali (Arv), grazie ai quali è possibile inibire il processo di replicazione e di trasmissione del virus, oltre che garantire una significativa diminuzione del tasso di mortalità.

La terna 90-90-90

Nel 2014, l’Unaids ha stabilito l’obiettivosintetizzato nella terna 90-90-90, secondo la quale, entro il 2020, il 90% di tutte le persone che vivono con l’Hiv dovrà essere a conoscenza del proprio stato infettivo, il 90% di tutte le persone con infezione da Hiv diagnosticata dovrà ricevere una terapia antiretrovirale (Art) e il 90% di tutte le persone sottoposte a terapia per l’Hiv dovrà raggiungere la soppressione virale.

Finora, l’obiettivo 90-90-90 è stato raggiunto in sette paesi: Botswana, Cambogia, Danimarca, Islanda, Singapore, Svezia, Regno Unito; mentre stano per raggiungerloAustralia, Belgio, Francia, Germania, Italia, Kuwait, Lussemburgo, Paesi Bassi, Spagna e Svizzera. Inoltre, l’obiettivo è già stato conseguito da quattro città: Amsterdam, Melbourne, New York City e Parigi. Tuttavia, un altro recente report, nel quale Unaids ha raccolto e pubblicato i dati globali sulla diffusione dell’epidemia negli ultimi venti anni, ha rilevato l’aumento dei nuovi casi di infezioni nell’Europa orientale e nell’Asia centrale, dove il numero di decessi annui dovuti a cause legate all’Aids è aumentato del 25%.

Lo studio evidenzia anche importanti progressi sull’accesso ai trattamenti antiretrovirali: 2,4 milioni di malati in più rispetto al 2015 e quasi 12 milioni in più rispetto al 2010, hanno avuto accesso ai farmaci Arv. Grazie ai quali, tra il 2006 e il 2016, l’aspettativa di vita in Africa meridionale e orientale è cresciuta di dieci anni.

Un’enorme differenza di prezzo

L’incremento dell’utilizzo degli Arv di prima e seconda linea è dovuto alla diminuzione del loro prezzo conseguente alla massiccia produzione portata avanti dalle aziende di farmaci generici. Mentre gli Arv più efficaci, quelli di nuova generazione continuano ad avere prezzi elevatissimi, arrivando in alcuni casi a costare 18 volte di più di quelli tradizionali.

L’elevato prezzo dei farmaci è influenzato dall’“Accordo sugli aspetti commerciali dei diritti di proprietà intellettuale”, meglio noto con l’acronimo Trips, che si richiama alle sue iniziali in inglese. Il Trips è stato adottato dall’Organizzazione mondiale del commercio (Wto) nell’aprile 1994 per stabilire i requisiti, che le leggi dei 162 paesi aderenti all’accordo devono rispettare per tutelare la proprietà intellettuale.

Tra le altre condizioni, il patto impone che siano rilasciati brevetti per tutte le “opere d’ingegno”, compresi i farmaci, che rimangono protetti per venti anni e danno il tempo alle aziende farmaceutiche per recuperare i loro investimenti in ricerca e sviluppo, per poi arrivare a generare un profitto. Una volta che il periodo di protezione brevettuale termina, altre aziende farmaceutiche possono copiare il farmaco e venderlo come generico, cioè come medicinale molto più economico rispetto ai farmaci di marca. Tale vincolo, ha consentito di assicurare la protezione dei brevetti per i prodotti farmaceutici, impedendo, però, l’accesso a medicinali essenziali da parte delle popolazioni dei paesi più poveri.

La deroga sull’accordo Trips

Per ovviare a questo problema, alcune flessibilità, quali le licenze obbligatorie, sono specificate nell’accordo Trips, ma alcune nazioni non sono state in grado di interpretarle e applicarle. Di conseguenza, durante la quarta conferenza ministeriale di Doha del novembre 2001, il Wto adottò l’innovativa “Dichiarazione sull’Accordo Trips e la salute pubblica”.

La dichiarazione confermava alcune delle clausole di salvaguardia contenute nell’accordo Trips e obbligava i paesi a interpretare quel trattato in modo da proteggere la salute pubblica e promuovere l’accesso ai farmaci per tutti, riconoscendone inequivocabilmente la priorità di questi due elementi sugli interessi commerciali.

Il Wtostabilì quindi di estendere l’esenzione dalla protezione dei brevetti farmaceutici per i paesi meno sviluppati fino al gennaio 2016 e per fornire maggiore flessibilità, il 30 agosto 2003 attivò un’ulteriore norma. Poi, nel novembre 2015, il Wto decise di estendere la deroga di esenzione per i 48 paesi più poveri fino al 2033.

Tutto questo ha determinato un crollo del prezzo degli antiretrovirali, il cui costo, a seconda dei farmaci, tra la fine degli anni novanta e i primi anni 2000, oscillava tra i 10mila e i 15mila dollari all’anno per il trattamento di un singolo paziente. Decisamente fuori dalla portata di buona parte dei malati, tenuto conto che circa il 95% delle infezioni di Hiv si registrava nei paesi a basso reddito.

I grandi paesi produttori di generici

Negli anni successivi, il costo di un trattamento annuale scese a 150 dollari per ogni singolo malato. La macroscopica riduzione fu dovuta al fatto che in alcuni grandi paesi produttori di farmaci generici, in primis India, Brasile e Thailandia, i farmaci antiretrovirali non sono assoggettati ad alcun brevetto. In queste nazioni, si è cominciato a produrre versioni generiche di Arv per esportarle verso i paesi in via di sviluppo, esentati dal regime dei brevetti.

Nel 2001, l’ondata di proteste da parte dell’opinione pubblica mondiale fece fallire i tentativi delle multinazionali farmaceutiche di intentare una causa contro il governo del paese epicentro dell’epidemia: il Sudafrica, dove ancora oggi si contano più di sette milioni di malati accertati.

Come indica l’ultima edizione del Rapporto sui prezzi dei farmaci per l’HIV di Medici senza frontiere (Msf), a oggi curare l’Hiv con una combinazione di tre farmaci di prima linea contenuti in un’unica compressa, di qualità garantita e raccomandata dall’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms),costa 106 dollari all’anno, ovvero il 28% in meno rispetto al prezzo più basso documentato da Msf nel 2014, che era di 136 dollari. Mentre per uno dei regimi di trattamento di seconda linea raccomandato dall’Oms, il prezzo più basso disponibile è di 286 dollari a persona ogni anno, ovvero l’11% in meno rispetto ai 322 dollari di tre anni prima.

I prezzi dei vecchi farmaci per l’HIV stanno quindi continuando a diminuire, mentre restano molto elevati i prezzi delle nuove classi di antiretrovirali di terza linea (il trattamento più economico ha un costo annuo di 1.859 dollari a persona), indispensabili per le persone che hanno sviluppato resistenza al trattamento di prima e seconda linea.

Uno squilibrio causato dai monopoli dei brevetti detenuti dalle corporazioni farmaceutiche, che impediscono la competizione dei generici sui farmaci di ultima generazione e la conseguente diminuzione dei prezzi. Nel frattempo, però, si continua a morire di Aids e le multinazionali del farmaco seguitano a registrare utili faraonici.

Articolo pubblicato su Osservatorio Diritti.it

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