Inchiesta: i soldati americani coinvolti nella strage di Bariire

massacro bariireLa strage di civili che lo scorso 25 agosto ha insanguinato il villaggio di Bariire in Somalia continua a far discutere. Il Comando militare americano in Africa (Africomha smentito l’uccisione a sangue freddo di dieci persone, tra cui tre bambini. Ma un’inchiesta pubblicata sul Daily Beast sconfessa la versione dell’Africom attraverso prove e testimonianze, che confermano la chiara responsabilità dei militari statunitensi.

La strage ha suscitato l’indignazione della popolazione locale, tanto che il giorno dopo centinaia di persone sono scese in piazza nella vicina città di Afgoi, chiedendo giustizia per le vittime, mentre sui social media si scatenava l’indignazione dei somali. L’operazione congiunta dei corpi speciali statunitensi e delle truppe dell’esercito nazionale somalo, era diretta verso quello che era stato segnalato come un campo di addestramento di al-Shabaab, ma che in realtà era una fattoria, dove vivevano e lavorano degli agricoltori.

Una lunga e dettagliata inchiesta pubblicata sul giornale online Daily Beast, smentisce in pieno la dichiarazione dell’Africom, proponendo una ricostruzione del tutto diversa di quanto accaduto, basata sulla testimonianza diretta di tre agricoltori scampati al massacro: Abdullah Elmi, Goomey Hassan e Alì Osman Diblawe. Per approfondire quanto accaduto a Bariire, la fotoreporter statunitense Christina Goldbaum, autrice del reportage, ha interpellato anche 25 ufficiali dell’intelligence somala, analisti politici, leader locali e funzionari governativi, che hanno avuto accesso a informazioni riservate.

Secondo quanto emerso dalla ricostruzione del Daily Beast, i soldati americani e somali hanno attaccato una fattoria a sud di Bariire, dove erano presenti alcuni membri del clan Habar Gidir, scambiandoli per un gruppo di miliziani. La dinamica dell’attacco non è ancora chiara. Il giornale online riporta che i proiettili esplosi durante l’operazione appartenevano ad armi americane, elemento che induce alla logica conclusione che a sparare contro i civili siano stati i soldati dell’Africom.

I sopravvissuti all’attacco sospettano che un interprete, noto come Bashir, possa aver manipolato le informazioni fornite ai militari statunitensi, per spingerli ad attaccare la fattoria. Bashir era già sospettato di aver dato le indicazioni sbagliate che, nel settembre 2016, indussero gli americani a sferrare un attacco aereo contro una postazione jihadista nei pressi della città di Galkayo, nella regione centrale di Galmudug. Nell’attacco però non fu colpito nessun miliziano di al-Shabaab, bensì furono uccisi 22 soldati somali che perlustravano il territorio per garantire la sicurezza ai pastori nomadi.

Allo stesso modo, le testimonianze raccolte portano a credere che l’interprete abbia indotto gli americani a credere che gli occupanti della fattoria fossero dei terroristi, perché sua moglie fa parte del clan Biyomal, rivale del clan Habar Gidir, cui appartenevano i civili uccisi. Fra le altre possibili cause dell’attacco, il reportage cita anche le scarse capacità di un alto ufficiale dell’esercito somalo, il generale Sheegow Ahmed Ali, comandante di al-Shabaab fino al 2011, quando passò alle forze governative con cinquanta suoi fedelissimi.

Sheegow ha anche collaborato a lungo con le milizie del clan Biyomal, guidate da Abdullahi Ali Ahmed, meglio noto come Wafo, che sarebbe stato denunciato per aver attaccato ripetutamente civili del clan Habar Gidir, approfittando della protezione dell’Amisom. Le testimonianze raccolte nell’inchiesta rivelano pure che Sheegow aveva lavorato alla fase preparatoria dell’operazione militare a Bariire.

Inoltre, Alì Osman Diblawe, uno dei tre superstiti intervistati da Christina Goldbaum, ha raccontato di aver incontrato il generale somalo prima dell’attacco e di avergli chiesto di lasciarlo parlare direttamente con gli americani, per spiegargli che non esisteva alcun legame tra gli abitanti del villaggio e al-Shabaab. Sheegow, però, ignorò la richiesta di Diblawe. Intervistato dal Daily Beast, il generale somalo ha negato di aver incontrato Diblawe prima dell’operazione, anche se immediatamente dopo il blitz ha riferito ai media locali di aver «parlato con i contadini della zona ordinandogli di riporre le loro armi nelle case per evitare di confonderli con i miliziani di al-Shabaab».

Secondo le testimonianze raccolte da un funzionario governativo e da un ex agente dell’intelligence locale, un’indagine dell’esercito somalo avrebbe confermato che i morti erano civili e che gli americani hanno esercitato pressioni per insabbiare il caso. Il presidente somalo ha però rifiutato di coprire le responsabilità dei soldati statunitensi, consapevole delle conseguenze politiche che avrebbe prodotto un simile diniego. Sembra inoltre che il governo somalo abbia pagato fra i 60mila e i 70mila dollari alle famiglie delle persone uccise e secondo entrambe le fonti, i dollari sono arrivati dal governo americano.

È invece evidente che poco più di un mese dopo il massacro della fattoria, i quattro avamposti che gli americani avevano organizzato con l’esercito somalo intorno a Bariire sono stati spazzati via dalle forze di al-Shabaab. Oggi il villaggio è nuovamente controllato da loro, mentre Diblawe, Abdullahi e Goomey, che hanno perso dieci persone a loro care, sono ancora una volta sotto il dominio degli jihadisti.

Articolo pubblicato su Repubblica.it

Categorie: Conflitti, Sicurezza, Terrorismo | Tag: , , , | Lascia un commento

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