Emirati vs Somalia: il mistero delle valigie da 10 milioni di $

Le tre valigie gonfie di contante, pari a circa 9,6 milioni di dollari, sequestrate una settimana fa all’aeroporto di Mogadiscio su un charter della emiratina Royal Jet, hanno acuito le tensioni tra la Somalia e gli Emirati Arabi Uniti. I due paesi dallo scorso giugno sono ai ferri corti, dopo il rifiuto somalo di appoggiare l’embargo contro il Qatar. E forse il fiume di denaro poteva servire a destabilizzare la democrazia del Corno d’Africa.

La confisca del contante è avvenuta dopo un serrato confronto tra l’ambasciatore degli Emirati Arabi Uniti a Mogadiscio, Mohammed Ahmed Othman Al Hammadi, e i funzionari somali dell’aeroporto. E dopo il sequestro le già compromesse relazioni tra Mogadiscio e gli Emirati rischiano di inasprirsi ulteriormente.

Le autorità locali stanno indagando per scoprire la provenienza e la destinazione dei soldi, oltre alle ragioni che sono all’origine del trasferimento dell’ingente somma di denaro in Somalia. Secondo Voice of America, il charter avrebbe dovuto trasportare merci per la missione degli Emirati Arabi Uniti nella capitale somala ma la sua destinazione finale non è stata ancora chiarita.

Secondo una dichiarazione rilasciata due giorni dopo il sequestro dalla Wam, l’agenzia di stampa statale degli Emirati, la somma era destinata al ministero della Difesa somalo per il pagamento dei soldati e delle reclute dell’esercito. La nota specifica che il governo somalo sapeva in anticipo che sarebbero arrivati dei soldi ​​per pagare le truppe addestrate dagli Emirati a Mogadiscio e dei circa mille uomini della polizia marittima formati nella regione del Puntland.

Le agenzie di sicurezza somale però restano dubbiose sulla versione fornita da Abu Dhabi, sostenendo che tutto quel denaro non poteva essere destinato all’esercito somalo, il cui salario complessivo ammonta a poco meno di un milione di dollari, una somma dieci volte inferiore a quella sequestrata dai doganieri dell’aeroporto di Mogadiscio. I rapporti tra i due Stati si erano gelati nel giugno scorso a causa della resistenza del governo somalo alla pressione congiunta di Emirati, Egitto e Arabia Saudita per tagliare i legami con il Qatar, dopo che il piccolo emirato era stato sottoposto a un embargo economico e politico in seguito a una disputa con i vicini del Golfo Persico.

Le tensioni tra Mogadiscio e Abu Dhabi si erano ulteriormente acuite all’inizio del mese scorso, quando gli Eau avevano concluso un accordo per addestrare le forze di sicurezza nel Somaliland, una regione semi-autonoma nel nordovest della Somalia, autoproclamatasi repubblica indipendente nel 1991. Il connubio tra la regione semi-autonoma e gli Emirati però non si limita solo all’addestramento militare, come prova l’intesa per la gestione del porto di Berbera, importante scalo commerciale sulle coste del golfo di Aden, siglata tra il Somaliland e la Dp World, una delle più importanti compagnie di gestione portuale e di commercio marittimo del mondo, con sede a Dubai.

La Somalia ha quindi accusato la Dp World di aver violato la sua sovranità sulla base del fatto che il Somaliland è uno degli Stati federali che non hanno competenza per la gestione delle risorse considerate di importanza nazionale, come i porti. Così lo scorso 12 marzo, la Camera Bassa del parlamento somalo ha votato all’unanimità la messa al bando da tutto il territorio nazionale della Dp World. Ciononostante, il Somaliland insiste sul fatto che ha il diritto di partecipare a tali accordi e il presidente della regione semi-autonoma, Muse Bihi Abdi, ha bollato il rifiuto da parte della Somalia dell’accordo come una «dichiarazione di guerra».

Naturalmente, l’amministratore delegato della Dp World, Sultan Ahmed bin Sulayem, concorda con la posizione del Somaliland sulla questione, sottolineando che la sua compagnia ha stipulato un accordo approvato dal parlamento di un paese indipendente. Ma dal 1991 a oggi, l’indipendenza della regione non è mai stata riconosciuta dalla comunità internazionale.

L’Arabia Saudita si è offerta di mediare tra il governo di Mogadiscio e la compagnia di Dubai mentre la Somalia ha chiesto alla Lega Araba di intervenire per tentare di trovare una soluzione al problema, che potrebbe innescare una vera e propria crisi nell’area. Tuttavia, l’aspetto più rilevante della questione è costituito dal fatto che proprio a Berbera, lo scorso anno, Abu Dhabi ha iniziato a costruire una base militare nei pressi dell’aeroporto, dopo aver concluso un accordo che prevede che gli Eau mantengano la loro presenza nel Somaliland almeno per i prossimi trent’anni.

Il presidio militare in costruzione avrà un’importante rilevanza strategica perché Berbera si trova a meno di trecento chilometri dal sud dello Yemen, dove le truppe emiratine sono impegnate a combattere contro i ribelli sciiti Houthi all’interno della coalizione saudita. Nel frattempo, la Somalia è preda di una crisi politica che coinvolge la Camera Bassa del parlamento e l’esecutivo, concretizzata con la rimozione, voluta dal primo ministro Hassan Ali Khayre, dello speaker del parlamento Mohamed Osman Jawari.

I giornalisti locali collegano il sequestro dell’aereo carico di denaro alla crisi politica. Una tesi sostenuta dalla matematica con cui è possibile calcolare che se i diplomatici emiratini avessero preso in consegna il denaro, dopo il pagamento dei soldati addestrati avrebbero avuto a disposizione 8,6 milioni di dollari in contanti. Una cifra sufficiente a corrompere mezzo parlamento somalo oppure utile a finanziare un esercito privato per mettere in atto un colpo di mano per sostituire il governo.

Categorie: Politica | Tag: , , | Lascia un commento

Navigazione articolo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

ENDangered Peoples News

We must talk about it

The African Jihad

Unique perspectives and analyses on Africa's major terrorist organisations

Sahel-Elite (Bamako-Mali)

Intelligence. Comprehensive approach, analysis and security capabilities.Mali-Sahel Region

Omnes...oltre i confini onlus

Associazione senza fini di lucro, apartitica e laica, promuove e svolge attività di cooperazione e di educazione allo sviluppo in favore delle popolazioni in condizioni di disagio o vittime di guerra.

Farfalle e trincee

Viaggi e Storie sulla Via della seta

Café Africa

Conversations on a continent to be known

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: