Burkina Faso: Hrw denuncia abusi delle forze antiterrorismo

La popolazione del Burkina Faso che vive nella regione amministrativa del Sahel e nella capitale Ouagadougou è stretta in una doppia morsa di violenza. Lo testimonia l’ultimo report di Human Rights Watch, che descrive gli attacchi del mosaico di gruppi islamici armati, che dall’inizio del 2016 stanno insaguinando il paese africano. E concentra l’attenzione anche sulle violazioni dei diritti umani commesse dalle forze di sicurezza burkinabé.

«Di giorno temiamo l’esercito, di notte i jihadisti». Questo l’eloquente titolo dell’ultimo rapporto di Human Rights Watch, che descrive la difficile situazione in cui versa la popolazione del Burkina Faso che vive nella regione amministrativa del Sahel e nella capitale Ouagadougou, vittima di abusi e violenze da parte dei gruppi estremisti islamici e delle forze di sicurezza burkinabè.

Da quando, all’inizio del 2016, i gruppi jihadisti hanno drammaticamente marcato la loro presenza, creando un clima di intimidazione e di paura, si sono susseguiti gli attacchi contro scuole e luoghi di aggregazione, ma anche contro postazioni dell’esercito, ambasciate straniere ed edifici governativi. Contestualmente, le forze di sicurezza locali hanno condotto operazioni antiterrorismo, durante le quali sarebbero stati operati gravi abusi nei confronti di sospetti jihadisti in stato di fermo, omicidi extragiudiziali e arresti arbitrari. Secondo i dati forniti dalle Nazioni Unite, le violenze nella regione del Sahel e nella capitale hanno costretto alla fuga oltre 12mila persone, tra cui rappresentanti del governo locale, funzionari pubblici, insegnanti e infermiere.

La responsabilità di molti degli attacchi è stata rivendicata da un mosaico di gruppi islamici armati caratterizzati da alleanze mutevoli e sovrapposte. Tra questi spiccano: Ansarul Islam; lo Stato islamico nel Grande Sahara (Isgs); al-Qaeda nel Maghreb islamico (Aqmi) e i suoi affiliati, riuniti sotto la sigla del Gruppo per il sostegno dell’Islam e dei musulmani (Jnim). La ricerca rileva che la crescente presenza di questi gruppi è legata all’insicurezza nel vicino Mali, dove nel 2012 le regioni settentrionali erano cadute sotto il controllo degli ex ribelli separatisti tuareg e dei gruppi legati ad al-Qaeda.

Il report dell’ong newyorchese è basato su interviste realizzate nel corso di due missioni di ricerca svolte a febbraio e marzo 2018. Sono 67 le persone – vittime e testimoni di violenze – intervistate. Lo studio documenta le esecuzioni sommarie di 19 uomini da parte di gruppi islamici: hanno avuto luogo in 12 diversi villaggi nel nord del paese e hanno colpito in larga misura capi villaggio e funzionari locali accusati di fornire informazioni alle forze di sicurezza. Molti sono stati passati per le armi nelle loro stesse case. Nella regione del Sahel, le minacce e gli attacchi alle scuole hanno portato alla chiusura di 219 scuole primarie e secondarie, privando circa 20mila studenti dell’accesso all’istruzione.

Dal 2016, anche uomini delle forze di sicurezza, sono stati implicati in numerosi casi di violazioni dei diritti umani. Compresi due unità speciali create per combattere il terrorismo e, in misura minore, militari che hanno preso parte a operazioni antiterrorismo. Human Rights Watch ha documentato l’esecuzione sommaria di 14 persone (7 in un solo giorno a fine dicembre 2017) da parte delle forze di sicurezza burkinabè. E altre 4 persone in stato d’arresto sono morte in seguito a gravi maltrattamenti.

Considerazioni conclusive dell’indagine. Le vittime di violenze hanno lamentato la lentezza o la completa mancanza di indagini sulle violazioni di diritti umani. Tuttavia, sulle uccisioni e gli abusi commessi dagli estremisti islamici sono state quasi sempre avviate indagini e compiuti arresti. Mentre sugli abusi operati dalle locali forze di sicurezza, molto raramente la magistratura ha aperto un’indagine.

Articolo pubblicato su Nigrizia.it

Categorie: Diritti umani, Terrorismo | Tag: | Lascia un commento

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