Il tragico bilancio di un anno di attacchi terroristici in Africa

L’incremento di eventi violenti legati ai gruppi armati attivi nel Sahel, che negli ultimi dodici mesi ha registrato una vera e propria escalation, mette in luce la crescente portata della sfida per la sicurezza di questa regione. Una spirale confermata dalla ricognizione operata dall’Africa Center for Strategic Studies sul numero di attacchi in Africa, che dal primo ottobre 2017 al 30 settembre 2018 hanno coinvolto gruppi estremisti islamici.

L’analisi del think tank di Washington comincia con l’evidenziare che gli eventi violenti legati ai gruppi estremisti islamici nel Sahel negli ultimi dodici mesi sono triplicati, raggiungendo quota 377 con 895 morti. Il rilevante incremento è determinato in gran parte dagli attentati della coalizione di gruppi operanti sotto il cartello del Jama’at Nusrat al Islam wal Muslimin (JNIM).

Tuttavia, anche lo Stato Islamico nel Grande Sahara (ISGS), guidato dall’emiro Adnan Abu al-Walid al-Sahrawi, ha contribuito a triplicare il numero delle azioni violente nell’area, avendo portato a termine almeno il 25% dei 377 attacchi operati negli ultimi dodici mesi dai gruppi armati attivi nel Sahel. Il report sottolinea anche una crescente collaborazione tra l’ISGS, il JNIM e il movimento burkinabe Ansarul Islam.

Per l’intero continente africano, gli eventi violenti degli ultimi dodici mesi riconducibili a gruppi militanti islamici hanno invece mostrato un aumento marginale (2.919 contro 2.767). Mentre il movimento somalo al-Shabaab continua ad essere il gruppo militante islamico più attivo in Africa, con 1.562 attentati negli ultimi dodici mesi, all’incirca equivalenti a quelli registrati nell’anno precedente e corripondenti al 54% del totale delle azioni violente perpetrate dalle fazioni estremiste islamiche in Africa.

Escludendo dall’infausto computo la strage nel quartiere di Hodan a Mogadiscio, che nell’ottobre 2017 ha provocato la morte di circa 600 persone, le oltre 280 vittime civili dell’anno scorso legate ad al Shabaab corrispondono a  una diminuzione dei decessi di circa il 50% circa rispetto all’anno precedente, equivalente al livello più basso registrato dal 2012. Anche se il numero complessivo delle vittime causate da al Shabaab, che comprende anche i membri delle forze di sicurezza, supera le 4mila unità e rimane ancora sui livelli registrati negli ultimi anni.

Riguardo al gruppo jihadista nigeriano Boko Haram, l’intesità dell’attività di insorgenza degli ultimi dodici mesi (534 eventi che hanno provocato 3.048 vittime) è rimasta in linea con quella monitorata negli ultimi anni. Un dato che riflette la capacità di resilienza del gruppo, nonostante le profonde divisioni al suo interno.

L’analisi del centro studi statunitense si conclude evidenziando che l’attività collegata ai gruppi affiliati all’Isis in Africa ha registrato una netta diminuzione negli ultimi dodici mesi, con un calo del 17% (281 attacchi e 1.371 morti).

Le formazione armate legate all’ex Califfato sono particolarmente attive in Egitto, come testimonia il fatto che oltre l’80% degli attacchi in Africa rivendicati nell’ultimo anno dallo Stato Islamico si sono verificati nella penisola del Sinai.

Da notare, che gli eventi violenti nel Sinai legati a gruppi islamici militanti non affiliati allo Stato Islamico hanno registrato una diminuzione ancora più marcata: solo 5 attacchi e 35 decessi sono stati attribuiti a questi gruppi, con una diminuzione rispettivamente del 75% e del 15%.

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