Senegal, gravi abusi contro i bambini nelle scuole coraniche

Domenica prossima si celebra la giornata mondiale del bambino africano, un’occasione per ricordare gli indicibili soprusi di cui in Senegal sono vittime più di 50mila bambini tra i 5 e i 15 anni. Una moltitudine di minori chiamati talibé costretti dai marabutti a chiedere l’elemosina per strada e imparare a memoria il Corano. Un nuovo rapporto documenta l’orrore quotidiano di questi sfortunati bambini discepoli delle scuole coraniche.

Sono passati circa tre anni da quando Nigrizia ha iniziato a occuparsi di una vicenda di povertà, sfruttamento e discriminazione, quella dei talibé senegalesi (che nella locale lingua wolof significa discepolo), bambini indifesi che frequentano le daraas, scuole coraniche gestite dai marabutti, che insegnano loro i precetti dell’islam sulla base dell’apprendimento mnemonico del Corano.

Gli stessi maestri che costringono questi bambini sporchi e malvestiti a mendicare nelle strade dei maggiori centri urbani del Senegal, dove ogni occasione è propizia per chiedere qualche spicciolo ad automobilisti e passanti. A questa triste realtà, Human Rights Watch e una coalizione di ong senegalesi raggruppate nella Piattaforma per la promozione e la protezione dei diritti umani (Ppdh), hanno dedicato un lungo e dettagliato rapporto nel quale documentano i gravi abusi subiti tra il 2017 e il 2018 da questi fanciulli, ad opera dei marabutti.

Per realizzare lo studio congiunto, gli operatori delle ong hanno incontrato notevoli difficoltà perché non è facile entrare in contatto con questi minori, che vengono cresciuti come perfetti mendicanti dai loro precettori. Ciò nonostante, nel corso di dieci settimane di ricerche sul campo effettuate tra giugno 2018 e gennaio 2019, Human Rights Watch e Ppdh hanno operato in quattro regioni del Senegal, dove hanno intervistato oltre 150 persone, tra cui 88 attuali ed ex bambini talibé, 23 marabutti e decine di assistenti sociali, esperti nel campo della protezione dei minori, attivisti e funzionari governativi.

I gruppi di ricerca hanno parlato con decine di bambini talibè, molti dei quali di età inferiore ai cinque anni, costretti a mendicare per le strade di Dakar, Saint-Louis, Diourbel, Touba e Louga in condizioni di estrema miseria e in evidente stato di malnutrizione. Dalle testimonianze raccolte, nel biennio esaminato è emersa la morte di 16 bambini talibé a causa di percosse da parte dei maestri coranici, per malattie o per essere stati esposti a situazioni di pericolo nelle strade in cui erano stati mandati a chiedere l’elemosina.

Il rapporto documenta gli abusi fisici contro i talibè in 8 delle 14 regioni del Senegal, dove si sono registrati 61 casi di percosse e maltrattamenti; 15 casi di stupro; 14 casi di bambini imprigionati, legati o incatenati nelle scuole; oltre alla diffusa pratica dell’accattonaggio forzato. Gli abusi sono ovviamente continuati anche dopo che i ricercatori delle associazioni per la salvaguardia dei diritti umani avevano terminato le interviste.

Per esempio, a febbraio, un talibé di 8 anni, che si era fermato di notte nella stazione degli autobus di Saint-Louis per il timore di tornare alla sua daara senza la quota fissa di accattonaggio richiesta dal marabutto, è stato violentato da un adolescente. Ad aprile, un maestro coranico è stato arrestato a Mbour per aver provocato la morte di un bambino, presumibilmente a causa di un pestaggio.

Il report stima che oltre 100mila bambini talibé in Senegal siano costretti dai loro insegnanti coranici a elemosinare quotidianamente denaro e cibo. Molti marabutti stabiliscono quote giornaliere di accattonaggio che i talibé devono incassare per non essere cacciati dalla scuola o, peggio, per non essere picchiati a sangue.

In totale, 63 degli 88 talibé intervistati per realizzare il rapporto hanno rivelato che il loro insegnante coranico li ha costretti a chiedere l’elemosina per una quota giornaliera compresa tra i 100 e 1.250 franchi CFA (20 centesimi di dollaro e 2,20 dollari), una somma notevole, se si considera che il 70% della popolazione del Senegal vive con meno di due dollari al giorno.

Un talibé di circa 11 anni riuscito a fuggire da una daraa, ha raccontato di essere stato costretto a chiedere l’elemosina da un maestro coranico di Dakar che esigeva una quota di 550 franchi CFA ogni venerdì di preghiera. Se i bambini non fossero riusciti a procurarsi tale somma, il marabutto li avrebbe frustati con un cavo. Lo stesso bambino riporta che la fustigazione gli ha prodotto una profonda lacerazione allo stomaco.

Altri minori hanno riferito di essere stati puniti per settimane o anche mesi, legati o incatenati in stanze simili a celle all’interno delle daaras. Alcuni assistenti sociali hanno raccontato di aver aiutato bambini che fuggivano con le catene ancora ai piedi. La maggior parte di questi casi è avvenuta nelle regioni di Diourbel e Saint-Louis.

A conferma della veridicità di queste drammatiche testimonianze, i ricercatori di Human Rights Watch e Ppdh hanno riscontrato cicatrici o ferite su diversi bambini che hanno riferito di essere stati vittime di pesanti abusi. Molti dei bambini intervistati nelle strade e nelle 22 daaras oggetto dell’indagine hanno contratto infezioni o malattie visibili, ma non hanno ricevuto cure mediche. In ben 13 delle 22 daraas, i bambini pativano quotidianamente i morsi della fame e gli edifici in cui erano ospitati erano quasi tutti decrepiti o abbandonati, spesso senza latrine, sapone o zanzariere funzionanti per proteggerli dalla malaria.

Il Senegal ha severe leggi che vietano l’abuso sui minori e la tratta di esseri umani, ma finora le misure adottate dal governo per proteggere i talibè e perseguire i loro carnefici sono state inefficaci. Nell’imminenza della Giornata internazionale del bambino africano che si celebrerà il 16 giugno, il governo senegalese dovrebbe intraprendere azioni urgenti per proteggere i talibé dagli abusi e dall’accattonaggio forzato, ispezionare e regolamentare le daaras, ma soprattutto consegnare finalmente i responsabili dei maltrattamenti alla giustizia.

Articolo pubblicato su Nigrizia.it

Categorie: Diritti umani | Lascia un commento

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