Il baricentro operativo dell’Isis si sta spostando in Africa

Un nuovo report del centro di analisi geopolitica Critical Threats ha esaminato l’espansione dello Stato Islamico in tutte le regioni dell’Africa, dove i gruppi affiliati continuano a minacciare la sicurezza e aumentare il controllo nelle aree rurali di vari paesi. La situazione più critica si registra nel Sahel, dove se non saranno respinti, i jihadisti in tempi brevi potranno stabilire un nuovo proto-stato, sul modello di quello che istituì l’Isis in Siria e in Iraq.

La recente uccisione di Abu Bakr al-Baghdadi, il leader dell’autoproclamato Califfato dello Stato Islamico, ha inflitto un duro ma non letale colpo al suo gruppo. L’organizzazione terroristica orfana del suo capo può infatti contare su altre sigle jihadiste che nel tempo gli hanno dichiarato la loro affiliazione, assumendo la denominazione di province (wilayat) dello Stato Islamico. Negli anni, queste “filiali” sono significativamente aumentate di numero consentendo all’entità jihadista di poter contare su una consistente e articolata rete, anche dopo la sua deterritorializzazione.

Attualmente un buon numero di queste wilayat è presente in diverse parti dell’Africa, dove secondo Critical Threats, le condizioni che hanno consentito la crescita dello Stato Islamico traggono forza non dal controllo del territorio ma dall’instaurazione di relazioni con le popolazioni locali, deluse dai fallimenti del governo e inasprite da povertà e violenza. Gli analisti hanno passato in rassegna le varie regioni del continente cominciando dal Nord, dove il mese scorso in Marocco è stata smantellata una cellula dello Stato Islamico che aveva organizzato attacchi su larga scala a siti economicamente sensibili nell’area portuale della città di Casablanca.

Mentre in Libia, dalla metà del 2016, l’attività di contrasto al terrorismo islamista ha significativamente ridotto l’influenza dello Stato Islamico, ma la guerra civile in corso nel paese sta generando falle alla sicurezza e montando il malcontento popolare. Lo Stato Islamico sta inoltre portando avanti una contenuta attività di insorgenza nella penisola egiziana del Sinai, mentre in Africa orientale può contare sul sostegno di una wilayat ben strutturata nella Somalia settentrionale, che recentemente ha tentato di attaccare in Etiopia.

Lo Stato Islamico sta espandendo la propria presenza anche in Africa centrale dove con l’istituzione dell’Iscap (Islamic State Central Africa Province) avrebbe riconosciuto l’adesione dei gruppi armati attivi nella zona nord-orientale della Repubblica democratica del Congo. Nella parte sud-orientale del continente, precisamente nel Mozambico settentrionale, a partire dallo scorso giugno lo Stato Islamico ha rivendicato una serie di attacchi compiuti dal gruppo Ahlu Sunnah Wa-Jama (Aderenti alla tradizione del Profeta), spesso abbreviato in al-Sunnah, attivo dal 2017 nella regione di Cabo Delgado.

Ma la vera emergenza, secondo CT, si sta registrando in Africa occidentale, dove l’Iswap (Islamic State Weat Africa Province), la più grande wilayat africana dello Stato Islamico, originata nell’agosto 2016 da una scissione all’interno di Boko Haram, ha istituito un proto-stato nella Nigeria nord-orientale. La situazione è ancora più critica nella area del Sahel occidentale, dove negli ultimi anni i conflitti etnici e quelli per il controllo delle risorse si sono intensificati. In questa zona i gruppi estremisti islamici si stanno espandendo più rapidamente che in qualsiasi altra regione dell’Africa.

L’epicentro del jihadismo saheliano è il Mali centro-settentrionale, dove negli ultimi due annila violenza etnica è tangibilmente aumentata. La presenza di formazioni jihadiste sta destabilizzando anche il nord e l’est del Burkina Faso. Inoltre, diversi gruppi jihadisti stanno collaborando, in particolare nell’area di confine tra Mali e Burkina Faso, per contrastare le forze di sicurezza e affermarsi come un governo de facto.

CT ricorda, infine, come il Fronte di liberazione del Macina (Flm), attualmente il più attivo dei gruppi confluiti nellaJama’a Nusrat al Islam wa al Muslimeen (Jnim), la consociata di al Qaeda nel Sahel, negli ultimi due anni ha alimentato la violenza etnica tra Fulani e Dogon nella regione Mopti del Mali centrale.

L’Flm e il suo carismatico leader Amadou Koufa, dato ufficialmente per morto un anno fa dal ministro della Difesa francese e da quello maliano e riapparso vivo e vegeto in video lo scorso febbraio, hanno cercato di delegittimare il governo di Bamako e presentato l’Flm come il vero difensore della comunità Fulani. Per questo, alla fine di ottobre Koufa ha raggiunto un cessate il fuoco con la milizia etnica Dogon Dan Na Ambassagou, dettando condizioni che includono la fine delle ostilità verso i Fulani e il riconoscimento dell’autorità dell’Flm.

Nel frattempo, i gruppi jihadisti continuano a minacciare la sicurezza e aumentare il controllo nelle aree rurali del nord del Burkina Fasoe nel Mali centrale, dove se non saranno respinti, in tempi brevi potranno stabilire un nuovo proto-stato, sul modello di quello che istituì l’Isis in Siria e in Iraq. Così, dopo l’eliminazione di al-Baghdadi il nuovo Califfato potrebbe rinascere nel Sahel.

Le province dello Stato islamico e le zone interessate dall’insorgenza jihadista in Africa (mappa elaborata da Crtical Threats aggiornata a ottobre 2019)

Articolo pubblicato su Nigrizia.it

Categorie: Terrorismo | Lascia un commento

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