Il 2019 “annus horribilis” del terrorismo jihadista in Africa

Il Centro di studi strategici sull’Africa (Acss) di Washington ha pubblicato il suo annuale bilancio degli episodi violenti compiuti nel 2019 dai diversi gruppi jihadisti attivi nel continente. Il quadro che emerge è molto preoccupante con un incremento del 14% del numero di attacchi e del 7% dei decessi, rispetto al 2018. Il livello più alto dell’emergenza si registra nella fascia del Sahel, dove in dodici mesi il numero di morti è più che raddoppiato.

Nelle ultime settimane hanno fatto discutere una serie di annunci dei vertici militari statunitensi come quello del capo di Stato maggiore dell’esercito, Mark Milley, di voler ridurre la presenza militare in Africa, dove sotto il comando dell’Africom sono impegnati circa settemila effettivi nel contrasto ai gruppi jihadisti. La scorsa settimana poi, il capo del Pentagono Mark Esper, ha proposto di chiudere la nuova base aerea di Agadez, in Niger.

Annunci che non sembrano tenere in considerazione la rilevante crescita dell’insorgenza islamista in Africa, che il Centro di studi strategici africani (Acss) con base a Washington, ha efficacemente documentato nel suo annuale bilancio degli episodi violenti compiuti nel 2019 dai diversi gruppi jihadisti attivi nel continente. L’autorevole think tank statunitense ha rilevato un record di attacchi nel 2019, registrando una rilevante espansione dell’attività terroristica nella fascia del Sahel e nel bacino del Lago Ciad.

In generale, il report comincia evidenziando che lo scorso anno sono stati registrati 3.471 eventi violenti collegati a formazioni estremiste islamiche, con un aumento del 14% rispetto al 2018 e di oltre il 50% in confronto al 2013. Nel 2019, i decessi causati da attentati terroristici sono stati 10.460, con un aumento del 7% rispetto all’anno precedente. Un dato che inverte una tendenza al ribasso della letalità, in atto dal 2015. Importante anche sottolineare come la minaccia dei gruppi islamici militanti in Africa non sia unitaria, ma relativa all’attività scaturita da una combinazione, in continuo mutamento, di circa due dozzine di gruppi che operano in 14 paesi.

In precedenza, la Somalia era la nazione dove si registravano circa la metà di tutti gli attacchi terroristici in Africa, mentre oggi l’attività dei gruppi estremisti, oltre che nel paese del Corno d’Africa è più uniformemente presente nel bacino del Lago Ciad e nella regione del Sahel. Senza dimenticare la persistente attività di insorgenza, seppur di minore rilievo, in Nord Africa e nelle provincie settentrionali del Mozambico.

Nello specifico, l’Acss ha rilevato un significativo declino (quasi il 14%) dell’attività di al-Shabaab e una diminuzione ancora più marcata delle vittime causate dagli attacchi del gruppo somalo, che si traduce in un calo del 29% rispetto al 2018 e del 40% relativamente al 2017. Nell’ultimo anno, gli episodi violenti attribuiti ad al-Shabaab rappresentano circa il 38% di tutti gli attacchi portati a termine dai gruppi militanti in Africa.

Un sensibile decremento rispetto al 50% registrato nella gran parte dell’ultimo decennio. Il relativo declino della violenza estremista in Somalia è rappresentato da un miglioramento della sicurezza a Mogadiscio, anche se al-Shabaab continua a esercitare la propria influenza nelle aree periferiche. Il regresso dell’attività di al-Shabaab è stato compensato però dagli aumenti in tre delle altre “zone calde” del continente.

Prima fra tutte quella del Sahel – in particolare le zone di confine tra Burkina Faso, Mali e Niger – che nel 2019 ha registrato il più rapido aumento della violenza estremista rispetto a qualsiasi altra regione africana. Gli 800 eventi violenti totalizzati lo scorso anno, cosituiscono la continuazione di un trend di raddoppio degli attacchi perpetrati ogni anno, dal 2015, dai gruppi jihadisti attivi nel Sahel. In questa fascia di territorio le morti per eventi violenti sono stimate in circa 2.600, con un incremento di oltre il 50% rispetto all’anno precedente.

Tre gruppi, il Fronte di liberazione della Macina, Ansaroul Islam e lo Stato islamico nel Grande Sahara (Isgs), hanno compiuto la stragrande maggioranza di questi attacchi. Due gruppi, Boko Haram e la sua emanazione rivale che risponde alla sigla di Stato Islamico in Africa occidentale (Iswa), sono invece in gran parte responsabili degli attacchi nel bacino del Lago Ciad, ampia regione che si estende a ridosso di Nigeria, Niger, Camerun e Ciad. In quest’area nel 2019 sono stati segnalati 765 eventi violenti, con un aumento del 35% rispetto all’anno precedente.

I 3.225 incidenti mortali causati da attacchi operati da Boko Haram e dall’Iswa, rappresentano un aumento del 4% rispetto al 2018 e superano di gran lunga i 2.790 morti ascrivibili ad al-Shabaab e i 2.600 registrati nel Sahel. Nell’Africa settentrionale, invece, l’attività dell’Isis è rimasta praticamente invariata rispetto al 2018, con un numero di morti collegate ai gruppi locali fedeli all’ex califfato, sceso da 1.170 a 1.060 nel 2019.

Infine, l’Acss rileva che lo scorso anno sono triplicati gli attacchi legati a gruppi islamici militanti nel Mozambico settentrionale, con circa 710 morti causati dai gruppi attivi in questa regione, che prendono il nome di Ahlu Sunnah Wa-Jama (Aderenti alla tradizione del Profeta).

Articolo pubblicato su Nigrizia.it

Categorie: Terrorismo | Tag: , | 1 commento

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