Gli effetti della pandemia di Covid-19 sullo sport in Africa

La rivista sportiva Primato ha pubblicato una mia inchiesta sulle conseguenze dello scoppio dell’epidemia di Covid-19 sullo sport in Africa, dove alcuni paesi non hanno esitato a cancellare o rinviare numerosi eventi. Una delle prime manifestazioni sportive soppresse dalla pandemia è stata la Basketball Africa League, mentre alcune federazioni calcistiche hanno deciso di interrompere definitivamente il campionato di quest’anno.

Dopo che il 31 dicembre 2019, le autorità sanitarie cinesi comunicarono all’Organizzazione mondiale della sanità di aver identificato un focolaio di polmonite misteriosa di natura virale nella città di Wuhan, nella provincia dell’Hubei, l’Africa è stata risparmiata per un mese e mezzo dalla diffusione del nuovo coronavirus Sars-CoV-2. Poi, lo scorso 15 febbraio, è stato confermato il primo caso in Egitto e tredici giorni più tardi in Nigeria è stato localizzato il primo contagiato anche nella vasta area sub-sahariana.

Nelle settimane successive, il virus ha esteso la sua letale presenza in tutti i 54 Stati del continente, come attestano le rilevazioni quotidiane che giungono dal Centro africano di controllo delle malattie di Addis Abeba. Il maggior numero di contagi si è finora registrato in Sudafrica, Egitto, Nigeria, Algeria e Ghana. Proprio quei paesi che hanno un volume più elevato di traffico aereo e di scambi con l’Europa e che hanno condotto molti più tamponi e test sierologici rispetto ad altre nazioni sub-sahariane.

Nel complesso, alla fine di giugno, i casi confermati in tutto il continente hanno superato i 318mila e i decessi superano gli 8.500. Numeri molto più contenuti di quelli registrati negli Stati Uniti, Europa, America Latina e non confrontabili con gli inaffidabili dati giunti finora dalla Cina. Molti epidemiologi e virologi hanno cercato di trovare una risposta alla minore diffusione della trasmissione del virus nel continente africano e l’opinione prevalente è basata sul fatto che le persone anziane sono più vulnerabili al Covid-19.

Il contagio in Africa sarebbe quindi più contenuto perché la popolazione locale ha un’età media molto più bassa rispetto a quella del vecchio continente, come dimostra il fatto che meno del 2% della popolazione africana supera i 65 anni, mentre in Italia è il 23%. Tuttavia è altamente probabile che il numero dei contagiati sia molto più alto di quelli finora accertati, anche perché in molti giovani il virus si trasmette in maniera asintomatica.

Oltre al contrasto dell’emergenza epidemiologica, il continente deve anche confrontarsi con le conseguenze economiche della crisi sanitaria che si prevedono gravi e di lunga durata, amplificate dall’elevata dipendenza dalle esportazioni di materie prime in Cina, dai deboli bilanci statali e dal cospicuo debito pubblico di molti paesi africani, oltre che dal deprezzamento delle valute locali.

Ma come già avvenuto nel resto del mondo, gli effetti della pandemia in Africa si stanno facendo sentire anche a livello sportivo. Per essere preparati ad ogni evenienza, alcuni paesi non hanno esitato ad adottare misure drastiche, che hanno comportato la cancellazione o il rinvio di numerosi eventi.

Uno dei primi Stati africani che hanno deciso il posticipo di importanti manifestazioni sportive è stato il Senegal, che all’inizio di marzo ha cancellato il lancio della neonata Basketball Africa League (Bal), che avrebbe dovuto prendere il via lo scorso 13 marzo.

La Bal è stata una delle prime vittime dello sport africano a cadere sotto i colpi del coronavirus, che ha bloccato la stagione inaugurale della nuova lega professionisti di pallacanestro in Africa, nata dalla collaborazione della National Basketball Association (Nba) e della International Basketball Federation (Fiba), per ospitare 12 squadre provenienti da almeno sei paesi del continente.

La Bal, che ha avuto anche il sostegno di un grande appassionato di basket come l’ex presidente Usa Barak Obama, sarebbe diventata la massima competizione della pallacanestro a livello continentale, prendendo il posto della Afro League. Il primo torneo avrebbe dovuto concludersi con le Final Four di Kigali, capitale del Ruanda. Ma la pandemia ha rimandato tutto a data da destinarsi.

Il Senegal ha sospeso anche il locale campionato di calcio. La decisone è stata annunciata lo scorso 14 marzo dal presidente della Federcalcio senegalese (Fsf), Augustin Senghor, che  in accordo con il ministro dello Sport, Matar Ba, ha bloccato la Coppa del Senegal e il calendario delle partite della Ligue 1 e Ligue 2. E per la ripresa del campionato, la Fsf ha  preso  una decisione, che finora non è stata condivisa da nessuna delle altre Federazioni calcistiche del continente, che hanno sospeso i campionati nazionali.

Il Senegal ha infatti stabilito di non riprendere i due campionati professionali con lo svolgimento di tutte e 13 le partite rimaste da disputare, ma di chiuderli il prossimo novembre con i play-off e i play-down. Un sistema basato sulla classifica finale delle partite giocate finora, che vedrà le prime 7 squadre disputare i play-off per l’assegnazione del titolo; mentre le ultime 7 squadre si affronteranno nei play-down per evitare la retrocessione.

L’epidemia di Covd-19 ha investito anche i due massimi tornei calcistici continentali: la Coppa delle Nazioni d’Africane (Can) e la Confederation Cup (Caf Cup), che equivale alla nostra Europa League. Dopo aver fermato le due competizioni, la Confederazione del Calcio africano (Caf) ha stabilito che le semifinali della Can e della Caf Cup si terranno il prossimo settembre, anche se le date non sono ancora state fissate.

La Caf ha anche deciso, senza stabilire alcuna data, che la finale della Confederation Cup si giocherà al Prince Moulay Abdellah Stadium di Rabat, in Marocco. Per la prima volta si svolgerà in gara unica, dato che fino al 2019 la finale della Caf Cup si disputava con la formula di andata e ritorno negli stadi delle due finaliste. La finale della Champions League africana si giocherà invece allo stadio Japoma di Douala, in Camerun. Non è stata invece ancora presa nessuna decisione sulla presenza del pubblico, anche se la Caf sarebbe orientata a concedere alle federazioni locali l’opportunità di decidere in base agli sviluppi dell’emergenza sanitaria.

La sosta forzata dei campionati di calcio africani è stata aperta dalla Repubblica democratica del Congo (RdC), che lo scorso 10 marzo per prima nel continente ha deciso di fermare le partite. Un esempio seguito nelle settimane successive dalla quasi totalità dei paesi africani.

La RdC era fin da subito orientata verso la sospensione definitiva della stagione 2019/2020. La decisione definitiva è stata sicuramente incoraggiata lo scorso 10 maggio dalla riunione dei rappresentanti dei club locali, nella quale si è votato unanimemente per l’annullamento del campionato senza un vincitore e senza retrocessioni. Ma tre giorni dopo la Federcalcio congolese (Fecofa) ha accolto a metà le richieste dei club chiudendo definitivamente il torneo, ma assegnando il titolo al Tout Puissant Mazembe di Lubumbashi.  

Anche le autorità sportive di altri paesi africani hanno seguito l’esempio della RdC, decidendo di interrompere definitivamente il campionato di quest’anno. Il Camerun è stato uno dei primi paesi a scegliere tale opzione, che ha reso felice la squadra del PWD Bamenda, laureatasi per la prima volta campione camerunense.

La Federcalcio del Congo-Brazzaville (Fecofoot) ha preso la stessa decisione e ha incoronato la AS Otoho. Mentre in Ruanda, dopo la chiusura definitiva anticipata, la Federazione calcistica locale (Ferwafa) ha deciso di assegnare il titolo all’APR Football Club e di retrocedere in seconda divisione l’Heroes e il Gicumbi.  Anche l’Angola ha fermato definitivamente la stagione senza però assegnare il titolo. Tuttavia, la Federcalcio angolana (Faf) ha stabilito che il Petro Atletico de Luanda, primo in classifica a sei giornate dalla fine quando è stato sospeso il torneo, rappresenterà il paese in Champions League insieme al Primeiro de Agosto, che occupava il secondo posto.

Più drastica ancora la decisione di Botswana, Uganda, Burkina Faso, Repubblica Centrafricana, Guinea, Niger, Capo Verde, Etiopia, Gambia, Guinea Equatoriale, Liberia, Mauritius e Sud Sudan e Togo, che hanno annullato i rispettivi campionati. Tutti gli altri paesi africani, che non hanno ancora deciso sulla ripresa o meno della stagione calcistica, prima di pronunciarsi prenderanno sicuramente in considerazione il documento di 29 pagine, pubblicato lo scorso 22 giugno dalla Caf, per guidare le federazioni affiliate sul riavvio dell’attività sportiva nel continente.

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