Boko Haram, dopo la morte di Shekau migliaia di defezioni

Image Border Editor: https://www.tuxpi.com/photo-effects/bordersL’ultimo report stilato dal Centro di studi strategici sull’Africa (Acss), con base a Washington, sul bilancio dei primi sei mesi del 2021 relativamente agli attacchi jihadisti in Africa, rileva forti differenze tra e all’interno delle cinque principali regioni dove si concentra l’attività estremista violenta nel continente. Nello specifico, nel primo semeste dell’anno l’aumento dell’attività d’insorgenza si è prevalentemente convogliato nel Sahel e nella Somalia.

Mentre nel bacino del Lago Ciad, l’attività delle due fazioni di Boko Haram, il Jama’atu Ahlis Sunna Lidda’Awati wal-Jihad (Jas), che tradotto dall’arabo significa ‘Gruppo della Gente della Sunna per la propaganda religiosa e il jihad’, e l’Islamic State West Africa Province (Iswap), la prima wilaya (governatorato) dell’Isis in Africa occidentale, ha registrato una sensibile diminuzione.

In particolare, nel primo semestre dell’anno, il Jas ha portato a termine la metà degli attacchi rispetto ai sei mesi precedenti. Un decremento in parte attribuibile all’eliminazione, avvenuta lo scorso 19 maggio, del suo storico e famigerato leader Abubakar Shekau, nome di battaglia di Darul Tawheed. Al contrario, l’Iswap sta mantenendo la stessa capacità offensiva rispetto al primo semestre 2020, mentre le proiezioni indicano che la fazione maggioritaria di Boko Haram è sulla buona strada per incrementare del 20% i decessi causati dai suoi attacchi.

Di sicuro, la morte di Shekau evidenzia che l’attività militante islamista in questo teatro sarà molto fluida durante la seconda metà del 2021, mentre dal nord-est della Nigeria giungono notizie riguardo la defezione di almeno 2.122 miliziani associati alla fazione Jas, dopo l’uccisione del leader Shekau. Un dato molto rilevante perché gli islamisti che hanno deciso di abbandonare il gruppo potrebbero fornire informazioni importanti alle autorità locali, molto utili per contrastare il terrorismo nella vasta area.

Le persone che lasciano il Jas appartengono a due categorie: i civili, i quali mentre Shekau era in vita non potevano allontanarsi dalle aree sotto il suo controllo, per paura di rappresaglie spietate; mentre all’altra categoria appartengono combattenti, comandanti di brigata e le loro famiglie. Negli anni passati si erano già registrate numerose defezioni, soprattutto quando eventi importanti hanno offerto l’opportunità di lasciare il gruppo.

Per esempio, hanno portato all’abbandono di molti membri l’offensiva sostenuta dall’esercito nigeriano nel 2014 e la grande operazione contro Boko Haram condotta poche settimane prima delle elezioni generali del 2015 dalla Mnjtf, la Forza militare multinazionale congiunta composta da circa 7.500 effettivi di cinque paesi (Nigeria, Camerun, Ciad, Niger, Benin).

Un’altra ingente sequenza di ritiri fu innescata dalla rivalità all’interno del gruppo nell’agosto 2016, che culminò nella divisione di Boko Haram in due fazioni. Anche l’appello lanciato nello stesso periodo dal governo di Abuja per convincere i miliziani a lasciare l’organizzazione ebbe dei risultati. Alla fine, nell’arco di sole tre settimane, almeno 800 appartenenti a Boko Haram si arresero al governo e nei mesi successivi altri duecento decisero di lasciare  il gruppo estremista nigeriano.

Una recente ricerca dell’Istituto per gli studi sulla sicurezza (Iss) di Pretoria mostra che tra il 2015 e il 2020 si sono registrate almeno 4.227 diserzioni nelle fila di Boko Haram. La gran parte di queste defezioni è stata causata dalle operazioni militari contro il gruppo, dalle pessime condizioni di vita dei membri, dalla disillusione e dal mancato riscatto sociale, che molti militanti avevano sperato di ottenere al momento della loro adesione.

Le ultime defezioni si stanno registrando principalmente nello stato federale di Borno, nella Nigeria nord-orientale, dove Boko Haram aveva stabilito le sue roccaforti. Altri combattenti e affiliati si stanno consegnando alle autorità anche in Camerun, vicino al confine nigeriano. La gente sta lasciando i villaggi dentro e intorno alla foresta di Sambisa e in altre aree, dove il Jas era maggiormente attivo. Non si registrano invece diserzioni in Niger e in Ciad, dove opera la sottofazione guidata da uno dei militanti di Boko Haram della prima ora: Ibrahim Bakura, noto anche come Bakura Doron, che nel settembre 2019 aveva giurato fedeltà a Shekau.

Una duplice motivazione spiegherebbe le defezioni di massa. In primo luogo l’Iswap, a differenza del Jas, consente ai civili che non vogliono far parte del gruppo di andarsene. Sotto Shekau, numerosi membri delle comunità locali erano tenuti contro la loro volontà come schiavi o come scudi umani e coloro che hanno tentato di fuggire e sono stati catturati, sono stati severamente puniti e in alcuni casi giustiziati.

In secondo luogo, alcuni ex combattenti del Jas non vogliono unirsi all’Iswap per preservare la loro incolumità, dopo che la fazione fedele allo Stato islamico sta rafforzando il suo monopolio nel bacino del lago Ciad, ha rimosso alcuni comandanti della fazione di Shekau, sostituendoli con i suoi leader più giovani.

Questo ha provocato una certa inquietudine a Sambisa, dove i comandanti destituiti stanno esortando gli uomini rimasti fedeli a reagire contro la morte di Shekau. Gli ex capi del Jas, che adesso rischiano la cattura e una possibile esecuzione, sono consapevoli che non possono più sconfiggere l’Iswap sul campo. E ormai piegati e demotivati hanno solo due scelte: rischiare di essere catturati nel lungo viaggio verso le aree dove operano i circa 300 combattenti rimasti fedeli al nuovi leader del Jas, Bakura Modu ‘Sahaba’, oppure non possono far altro che arrendersi ai militari dell’esercito nigeriano.

Articolo pubblicato su Eastwest.eu

Categorie: Terrorismo | Lascia un commento

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