Mali: il dialogo negoziale con i jihadisti non è più un tabù

Image Border Editor: https://www.tuxpi.com/photo-effects/bordersIl Gruppo di sostegno all’islam e ai musulmani (Gsim/Jnim), che da quasi un lustro riunisce i gruppi affiliati ad al-Qaeda attivi nel Sahel, sta espandendo le sue aree di operazioni in gran parte degli Stati della regione e portando a termine nuovi attacchi con sempre maggiore efficacia. Prima di riunirsi, nel marzo 2017, i quattro gruppi jihadisti che operano sotto la sigla del Gsim avevano già roccaforti in tutto il Mali settentrionale e centrale.

Dopo la fusione, il cartello saheliano di al-Qaeda ha consolidato la sua influenza in queste aree infiltrandosi nel vicino Burkina Faso e ampliando il suo raggio d’azione nel Mali meridionale e occidentale, nonché nel Niger occidentale. Inoltre, la coalizione islamista ha organizzato attacchi nel nord della Costa d’Avorio, in Togo e nel Benin, manifestando la sua intenzione di estendere la sua attività verso i paesi del Golfo di Guinea.

Nel frattempo, il gruppo estremista tiene sempre saldo il controllo delle sue roccaforti nella cosiddetta “regione dei tre confini”, che unisce le frontiere di Niger, Burkina Faso e Mali; mentre continua gradualmente a sviluppare la capacità di contrastare il potere statale non solo nel Mali, ma anche nei paesi vicini.

L’incremento della minaccia trova riscontro nell’ultima serie di attentati realizzata dal Gsim, tra i quali il sanguinoso attacco contro un convoglio logistico della Minusma, la missione multidimensionale integrata delle Nazioni Unite, a Bandiagara, nella regione di Mopti, in Mali.

L’accresciuta capacità operativa del gruppo jihadista è ben evidenziata in un video pubblicato lo scorso 6 dicembre dall’al-Nafeer Foundation. Per esaltare la forza del gruppo, il filmato mostra sette pick-up e una dozzina di motociclette transitare in pieno deserto con a bordo militanti armati della Brigata Serma, guidata da Abu Jalil al Fulani e operativa tra Gao e Mopti.

Postato a scopo propagandistico, il video mostra la noncuranza dei jihadisti sul rischio di subire eventuali attacchi aerei, mettendo in evidenza la capacità di spostarsi liberamente nel vasto territorio.

Mappa che descrive la presenza e l’attività del Gsim in Mali (Fonte: International Crisis Group)

L’escalation della minaccia è inoltre confermata dalla recente apertura del governo maliano, che per fermare i continui attacchi del Gsim comincia a considerare l’opzione negoziale, come evidenziato da un recentissimo report dell’International Crisis Group.

I fatti dimostrano ampiamente che dopo quasi nove anni le autorità locali e le varie missioni antiterrorismo non sono riuscite a fermare l’insorgenza del gruppo, che si è elevata nel tempo causando migliaia di vittime. Finora, però, nessuna delle due parti ha intrapreso iniziative concrete per instaurare un dialogo negoziale, che potrebbe consentire al governo di concludere un accordo con i jihadisti. Ma le autorità di Bamako devono affrontare grandi ostacoli, non ultimo la loro stessa divisione sulla concezione di tali negoziati.

La Francia, il più importante alleato del Mali (almeno fino a prima dell’arrivo dei contractor russi del gruppo Wagner) si oppone al dialogo; mentre il Gsim prima di negoziare chiede il ritiro completo delle forze straniere, acuendo la riluttanza della controparte a impegnarsi.

Tuttavia, la proliferazione delle milizie etniche e gli accesi contrasti all’interno del governo maliano, che hanno portato a due colpi di Stato tra l’agosto 2020 e il maggio 2021, inducono la popolazione sempre più demoralizzata a sostenere il dialogo.

Ma prima di dare il via ai colloqui, il governo del Mali e il Gsim dovrebbero nominare i gruppi di negoziazione e individuare un mediatore di comune accordo. Inoltre, Bamako dovrebbe avviare un dibattito pubblico sul ruolo dell’islam nello Stato e nella società, che potrebbe aiutare a tracciare i contorni di possibili compromessi tra il governo e i vertici del Gsim.

In conclusione, non c’è da aspettarsi che il Gsim abbandoni la lotta, a meno che non vengano garantite serie concessioni, come un governo islamista autonomo su almeno una parte settentrionale e le regioni di confine del Mali, ma è altamente improbabile che le autorità maliane si spingano a tanto.

Articolo pubblicato su Nigrizia.it

Categorie: Terrorismo | Tag: , , | Lascia un commento

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