La doppia strategia degli Usa per la Somalia e il Somaliland

Image Border Editor: https://www.tuxpi.com/photo-effects/bordersAnnullando la decisione presa da Donald Trump nel dicembre 2020, di ordinare il ritiro immediato di tutte le forze antiterrorismo americane di stanza in Somalia, lo scorso 16 maggio, il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha ordinato l’invio di 500 militari statunitensi nel paese del Corno d’Africa. Biden ha inoltre approvato la richiesta del Pentagono di istuire un’autorità permanente per colpire una dozzina di leader di al-Shabaab.

Nell’attesa che le truppe dell’Us Africom (Comando africano degli Stati Uniti) giungano di nuovo in Somalia, l’annuncio di quella che il Pentagono descrive come una “piccola e persistente presenza militare” è stato accolto favorevolmente dalla nuova amministrazione guidata dal presidente Hassan Sheikh Mohamud.

Secondo i nuovi decisori politici somali, il dispiegamento dei soldati statunitensi potrà in parte colmare il vuoto di sicurezza creato dalla decisione di Trump, che nel 2021 ha contribuito a causare un incremento del 17% degli attacchi da parte dei miliziani di al-Shabaab.

La ridistribuzione di 500 soldati in Somalia, oltre a segnare una netta cesura con la politica di Trump, può essere letta come un chiaro segno del sostegno dell’amministrazione Biden all’indomani dell’elezione del presidente Mohamud.

Washington (presidenza Obama) aveva già stretto salde relazioni con Mohamud durante la sua prima presidenza, tra il 2012 e il 2017, quando, per la prima volta in venti anni, decise di inviare un piccolo gruppo di consiglieri militari a Mogadiscio, arrivando a riaprire dopo quasi 30 anni, l’ambasciata americana nel paese.

Durante quel periodo, gli Stati Uniti hanno registrato rilevanti successi militari, incluso, nel settembre 2014, l’assassinio, nel corso di un raid aereo con l’utilizzo di droni, di Ahmed Abdi Godane, il leader di al-Shabaab che due anni e mezzo prima aveva giurato fedeltà al capo di al-Qaeda, Ayman al-Zawahiri.

Ma il sostegno al nuovo capo dello stato somalo non è l’unica motivazione che ha indotto Washington a ripensare al suo impegno nell’area strategica. Tra gli altri fattori che hanno determinato la decisione c’è l’escalation dell’attività di insorgenza di al-Shabaab, il ritiro della Missione di transizione dell’Unione africana in Somalia (Atmis) entro la fine del 2024 e il fallimento militare e diplomatico di Washington in Afghanistan.

Inoltre, una maggiore impronta militare statunitense in Somalia, aiuterà a contenere l’espansionismo militare della Russia nella regione del Corno. Ed è proprio in funzione anti-Mosca, che gli Stati Uniti hanno rivolto lo sguardo verso l’autoproclamata repubblica del Somaliland, con l’avvio di relazioni diplomatiche di alto livello.

Un avvicinamento culminato con la visita del 14 marzo scorso del presidente Musa Bihi Abdi a Washington, dove ha incontrato i massimi funzionari dell’amministrazione Biden, alcuni membri del Congresso, la direttrice dell’ufficio Africa presso il Consiglio di sicurezza nazionale statunitense, Dana Banks, e la sottosegretaria di stato per gli affari africani, Molly Phee.

Bihi ha iniziato il suo tour promozionale negli Stati Uniti con un discorso al think tank conservatore Heritage Foundation, che sostiene l’appoggio degli Usa al Somaliland come contrappeso alla Cina nel Corno d’Africa. Introducendo la conferenza, il presidente dell’Heritage Foundation, Kevin Roberts, si è spinto ad affermare che «l’America dovrebbe essere orgogliosamente il primo stato a riconoscere il Somaliland come nazione indipendente».

La visita ha però creato scalpore in Somalia, spingendo il locale ambasciatore degli Stati Uniti, Larry Andre, a ribadire in un’intervista con il quotidiano somalo Garowe online il fatto che l’amministrazione Biden «riconosce la sovranità e l’integrità territoriale della Repubblica federale di Somalia nei suoi confini storici, che includono la regione del Somaliland».

Ciononostante, il 12 maggio, il comandante di Africom, il generale Stephen Townsend, volava ad Hargeisa per poi visitare la città portuale di Berbera, dove si vocifera che gli Stati Uniti stiano progettando di costruire una base militare.

Voci rafforzate dal fatto che, nonostante le rassicurazioni dell’ambasciatore Andre, Washington sarebbe pronta a condizionare il riconoscimento internazionale del piccolo stato indipendente, subordinandolo all’accoglimento di una base militare. Mentre l’Africom è in procinto di avviare un programma per addestrare le forze di sicurezza e la guardia costiera del Somaliland.

Una riprova che in questo momento tanto delicato e complesso per il Corno d’Africa, gli Stati Uniti sono pronti a esplorare tutte le possibili relazioni reciprocamente vantaggiose, Somaliland compreso. Resta da vedere quali saranno le reazioni a Mogadiscio.

Articolo pubblicato su Nigrizia.it

Categorie: Cooperazione militare, Terrorismo | Tag: , , | Lascia un commento

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