Nigeria, fra leadership economica e corruzione

La Nigeria, che a partire dal 2012 aveva già registrato un grande passo avanti nella propria competizione economica nel continente, dallo scorso 6 aprile è diventata la prima economia africana davanti al Sudafrica.

Il sorpasso su Pretoria è arrivato grazie al rebasing, cioè la procedura di aggiornamento del metodo e dei dati utili per calcolare il Pil, mai variati nel paese dal lontano 1990, nonostante i molteplici richiami degli esperti statistici del Fondo monetario internazionale, che, da sempre denunciano la scarsa qualità e attendibilità delle rilevazioni economiche di quasi tutti i paesi dell’Africa sub-sahariana.

Questo perché in molti Stati dell’area ancora non esiste una contabilità ufficiale né addetti qualificati a produrla, in altri le rilevazioni sono aperiodiche e ormai datate.

E’ il caso della Nigeria, dove l’ultima stima del Pil, pari a 292 miliardi di dollari, faceva riferimento a un rilevamento statistico effettuato nel lontano 1990, quindi un dato ampiamente sottostimato che non teneva conto dei miglioramenti avvenuti in questi anni, né dello sviluppo di nuovi settori, come ad esempio l’Ict, mai inseriti nel computo complessivo.

Per questo, il governo centrale di Abuja ha deciso che l’Ufficio nazionale di statistica aggiornasse la procedura per determinare il proprio Prodotto interno lordo (Pil), adottando nuove modalità di calcolo e parametri di riferimento adeguati.

Il ricalcolo del Pil nigeriano ha portato i valori ad un incremento prossimo al 60% di quello precedente, pari a 453 miliardi di dollari nel 2012, di gran lunga superiore ai 354 miliardi di dollari di Pretoria. Mentre per il 2013, le nuove stime indicano un Pil ancora in crescita a 510 miliardi di dollari contro i 370 miliardi del Sudafrica, che ha così perso la supremazia economica nel continente africano.

Il rebasing ha corretto al rialzo anche il reddito pro capite passato da 1.555 dollari a 2.668 dollari, trasformando l’economia nigeriana in un economia di medio reddito e riducendo il debito pubblico dal 18%, registrato nel 2012, al 13% del Pil.

In particolare, i settori che mostrano le maggiori revisioni al rialzo vanno dall’industria cinematografica alle nuove tecnologie dell’informazione e delle telecomunicazioni; mentre l’agricoltura si è ridotta da circa il 40% a meno del 30% del Pil.

La banca di investimenti russa Renaissance Capital (RenCap) è dell’opinione che in uno scenario economico internazionale in cui la Federal Reserve sta tagliando gli stimoli monetari, queste correzioni al rialzo fanno sperare bene per la Nigeria, ma l’effetto dei miglioramenti nelle valutazioni sarà probabilmente limitato al periodo che precede le elezioni presidenziali, previste per l’inizio del 2015.

Molti analisti sono concordi nel ritenere che non dovrebbe essere una sorpresa il fatto che la Nigeria sia diventata la principale economia africana, considerando anche la maggiore apertura agli investimenti dei mercati nigeriani rispetto a quelli sudafricani. Nei termini della questione incide anche e soprattutto il fatto che con 169 milioni di abitanti, il paese africano è la patria di circa il 20% della popolazione sub-sahariana.

Un cinico confronto che evidenzia ancora una volta l’importanza che riveste il fattore demografico nell’affermazione di una nazione, come dimostra la crescita impetuosa che negli ultimi decenni ha coinvolto in particolar modo Cina e India. Una crescita che parte proprio dal peso demografico che questi paesi possiedono e dalla loro capacità di sfruttare questo fattore per diventare economie più compiute.

Tuttavia, tra Sudafrica e Nigeria esiste un divario enorme: la prima possiede un buon sistema infrastrutturale, un buon sistema bancario e ha un reddito pro capite pari a 7.508 dollari, mentre quello nigeriano, anche dopo il rebasing, è pari a 2.668 dollari, con il 46% della popolazione che sopravvive con meno di un dollaro al giorno.

Insieme all’elevato tasso di povertà, preoccupano anche la disoccupazione in costante crescita, che secondo gli ultimi dati Ocse è al 23,9 per cento, e la corruzione dilagante che vede lo Stato nigeriano posizionato al 144° posto su 177 nella classifica della percezione sulla corruzione locale redatta da Transparency International.

Altro problema, non di poco conto, è la carenza di infrastrutture, che rimangono quelle di uno Stato del terzo mondo, quindi inadatte a sostenerne la crescita.

Nonostante le lacune statistiche e infrastrutturali, la Nigeria, durante questi anni di crisi, ha presentato tassi di crescita annuali stimati attorno al 7%, mentre il Sudafrica, che possiede un’economia matura, con annesse problematiche legate a scioperi dell’importante settore aurifero, ha mostrato tassi di crescita attorno al 2%.

Un altro fattore che incide in maniera positiva sugli scenari economici futuri della Nigeria è determinato dall’assenza di barriere linguistiche, poiché l’inglese è la lingua più diffusa nel paese.

Senza contare, che nel rapporto pubblicato dal Centre for Conflict Resolution in occasione del decimo anniversario della fondazione dell’Unione Africana, la Nigeria emerge come il futuro gigante economico del continente e primo produttore di petrolio in Africa, con una produzione giornaliera di 2,4 milioni di barili. Inoltre, anche commercio, agricoltura e telecomunicazioni, sono altri settori in forte sviluppo.

In questo contesto, il recente aggiustamento del Pil potrebbe, di fatto, attirare nuovi capitali stranieri che aiuterebbero i successivi piani di miglioramento innescando un positivo circolo produttivo che potrebbe portare il paese a ‘puntare’, nel lungo periodo, all’avvicinamento delle prime venti economie mondiali.

In effetti, molti paesi come Giappone, Cina, India, Russia e Francia, nell’ultimo decennio hanno intensificato le loro relazioni commerciali con l’Africa. E se Lagos, capitale economica e commerciale della Nigeria, saprà sfruttare al meglio tutte le sue potenzialità, il futuro del gigante africano non potrà non essere migliore.

Categorie: Economia, Sviluppo | Tag: , , , , , , | 1 commento

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