Lo sviluppo dell’Africa passa anche per l’energia pulita

L’Africa sub-sahariana sta registrando un cospicuo aumento di investimenti nell’energia pulita e proseguendo su questa strada potrebbe emanciparsi dalla sua dipendenza energetica, che da sempre costituisce uno dei principali ostacoli al suo sviluppo. Gli ultimi dati esplicativi a riguardo giungono da un’analisi della società di ricerca Bloomberg New Energy Finance, che rileva la realizzazione di impianti fotovoltaici e mini eolici per 1,8 GigaWatt (GW) di capacità totale, entro la fine del 2014.

Una quantità non eccessiva rispetto agli standard mondiali, ma che in un solo anno raddoppia il numero di infrastrutture per la produzione di energia pulita installate nella macro-regione tra il 2000 e il 2013. Il rapporto stima inoltre (escludendo i grandi impianti idroelettrici) che l’Africa sub-sahariana sta operando investimenti in rinnovabili per 5,9 miliardi di dollari, in calo del 4,85% rispetto allo scorso anno, ma con una previsione di crescita pari a 7,7 miliardi per il 2016.

I ricercatori prevedono che il principale mercato per produzione su larga scala di elettricità proveniente da energie rinnovabili per il periodo 2014-16 sarà quello del Sudafrica con 3,9 GW, gran parte dei quali sarà generata dall’eolico, seguito dal solare fotovoltaico e da una quota minore di solare termico.

Sullo sviluppo delle fonti verdi sudafricane, ci sono anche da segnalare le previsioni contenute in una recente ricerca condotta da Frost & Sullivan, secondo cui il contributo energetico delle rinnovabili in Sudafrica passerà dall’1% del 2012 al 12% del 2020.

Una previsione basata in gran parte sull’adozione del Renewable Energy Power Purchase Agreement (Reippp), il piano governativo che punta a incrementare di 3.725 MW la capacità installata nelle fonti rinnovabili nel paese, entro il 2016.

Il secondo Paese selezionato dagli analisti di Bloomberg New Energy Finance è il Kenya con una produzione stimata equivalente a 1,4 GW, che saranno prodotti soprattutto attraverso il ricorso all’energia eolica e a quella geotermica. E a seguire c’è l’Etiopia con quasi 570 MW, in gran parte prodotti dall’eolico.

Altri Paesi dell’area, come la Nigeria, stanno vagliando la possibilità di realizzare progetti ambiziosi per assicurarsi un’ingente produzione di GW da fonti di energia rinnovabile, ma devono ancora stabilizzare il proprio regime politico per rassicurare gli investitori stranieri.

Un forte segnale in questa direzione arriva dall’accordo stipulato tra Cina e Ghana per la realizzazione di un progetto quadriennale di 2,7 milioni di dollari per il trasferimento della tecnologia di pertinenza per la produzione di energie rinnovabili nella nazione dell’Africa occidentale. Ricordiamo che proprio in Ghana, nel villaggio di Aiwiaso, situato nell’ovest del Paese, è stata avviata la costruzione di Nzema, la più grande centrale a energia solare di tutto il continente africano, che vanta una potenza di 155 MW prodotti da una distesa di 630mila pannelli fotovoltaici e sarà pienamente operativa entro ottobre 2015.

Un altro studio realizzato da Green Alliance con il supporto di Christian Aid, Greenpeace, RSPB e WWF rileva che l’incentivazione della produzione di energia a basso rilascio di carbonio potrebbe effettivamente rappresentare la soluzione per la crescita del continente, aumentando del 70% la velocità di sviluppo degli oltre 600 milioni di africani, che ancora vivono senza accesso all’energia elettrica.

Il settore riveste dunque un’importanza strategica per il continente africano, che attraverso il ricorso alle tecnologie verdi potrebbe acquisire un’importante opportunità di crescita economica, diretta a favorire gli investimenti interni e ad attrarre quelli internazionali.

Inoltre, gli impianti per la produzione di energia alternativa, in particolare quella solare ed eolica, presentano numerose caratteristiche che ben si adattano a una realtà demografica e geografica come quella delle grandi aree rurali dell’Africa sub-sahariana.

Oltre a contribuire a migliorare gli standard di vita della popolazione, che in termini occupazionali beneficerebbe della realizzazione di impianti solari, geotermici, idroelettrici o eolici. L’incremento dell’energia verde potrebbe anche svolgere un ruolo decisivo per lo sviluppo sociale di un continente che sta attraversando un rinnovato periodo di crescita economica e di trasformazione, quindi destinato ad aumentare in maniera sempre più dinamica anche il suo fabbisogno energetico.

Articolo pubblicato su Eastwestonline

 

 

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